XXI domenica del tempo Ordinario

Affresco su tavola, Zillis - CH
Gesù in cammino verso Gerusalemme
25 agosto 2013
di ENZO BIANCHI
Come salvarsi, come essere salvati? Questa domanda che abita il cuore di tutti gli uomini – domanda che talora si manifesta come una ricerca perseguita con determinazione, talora come un grido disperato, altre volte sotto la forma di un gemito muto – è al centro della pagina evangelica di questa domenica

 

Anno C
Lc 13,22-30

25 agosto 2013

Come salvarsi, come essere salvati? Questa domanda che abita il cuore di tutti gli uomini – domanda che talora si manifesta come una ricerca perseguita con determinazione, talora come un grido disperato, altre volte sotto la forma di un gemito muto – è al centro della pagina evangelica di questa domenica.

Gesù è in cammino verso Gerusalemme, sta percorrendo con risolutezza (cf. Lc 9,51) quella via che lo porterà all’ingiusta morte di croce. A un tale che gli si avvicina e gli chiede: «Sono pochi quelli che si salvano?», egli risponde: «Lottate per entrare attraverso la porta stretta, perché molti cercheranno di entrare ma non potranno». La vita cristiana richiede sforzo, fatica, esige «la bella battaglia della fede» (1Tm 6,12): non è una lotta contro altri uomini, bensì una battaglia che ognuno di noi combatte nel proprio cuore contro le dominanti del male e del peccato (cf. Ef 6,10-17), contro «il peccato che ci assedia» (Eb 12,1), contro quelle pulsioni che sonnecchiano nelle nostre profondità, ma che sovente si destano con una prepotenza aggressiva, fino ad assumere il volto di tentazioni seducenti… È la stessa battaglia combattuta e vinta da Gesù mediante la sua fedeltà alla Parola di Dio e la sua preghiera: dalla vittoria contro le tentazioni nel deserto (cf. Lc 4,1-13) alla notte del Getsemani (cf. Lc 22,39-46) e addirittura fino alla croce (cf. Lc 23,35-39), egli vive in prima persona tale lotta, e anche in questo è la porta attraverso cui entrare nel Regno (cf. Gv 10,7)!

Non si tratta dunque di compiere uno sforzo volontaristico per carpire la salvezza, ma di predisporre ogni fibra del nostro essere per accogliere il dono di grazia di Dio, «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4), e a tutti offre questa salvezza in Gesù Cristo; è Cristo stesso che possiamo invocare con piena fiducia: «Nella mia lotta sii tu a lottare!» (Sal 43,1; 119,154). Sì, la nostra «battaglia» ha un senso e una speranza di vittoria solo se passa attraverso la relazione con Gesù. Ecco perché egli parla di un padrone di casa, il Signore, il quale può aprire o chiudere la porta: il giudizio su ciascuno di noi spetta solo a lui. Ed è un giudizio che svelerà la verità profonda della nostra vita, la realtà della nostra comunione vissuta o meno con Cristo, ossia il nostro aver amato o no gli altri come lui li ha amati (cf. Gv 13,34; 15,12), gli altri in cui lui è presente (cf. Mt 25,31-46). Questo è ciò che conta, non la garanzia che pretendiamo di acquisire in virtù della nostra appartenenza ecclesiale («Tu, Signore, hai insegnato nelle nostre piazze»), o della nostra partecipazione al sacramento dell’eucaristia («Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza»). Se non viviamo l’amore oggi, non servirà a nulla nell’ultimo giorno bussare alla porta e implorare: «Signore, aprici!»; allora ci sentiremo rispondere: «Non vi conosco, non so di dove siete … Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!».

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