II domenica del tempo Ordinario

Cappella degli Scrovegni - Padova
GIOTTO, Nozze di cana
20 gennaio 2013
commento al Vangelo
di ENZO BIANCHI
Gesù è lo sposo messianico, venuto a celebrare le nozze con la sua comunità, con quelli che, aderendo a lui con tutta la loro vita, cercano di essere la sposa che Dio da sempre cerca e ama

Anno C
Gv 2,1-12

20 gennaio 2013

Nella festa dell’Epifania del Signore la chiesa indivisa celebrava insieme la manifestazione di Gesù ai Magi, cioè alle genti, la manifestazione di Gesù al popolo di Israele avvenuta nel Battesimo e la manifestazione di Gesù ai suoi discepoli avvenuta a Cana. Quest’anno la liturgia ci fa contemplare questi tre misteri nell’Epifania e nelle due domeniche successive: per questo, prima di iniziare l’ascolto cursivo della buona notizia nel vangelo secondo Luca, oggi sostiamo su una pagina del quarto vangelo, «l’inizio dei segni operati da Gesù» nell’episodio svoltosi a Cana di Galilea.

Secondo il quarto vangelo, il vangelo «altro» rispetto ai sinottici, l’attività pubblica di Gesù incomincia con un «segno», un’azione che, a una lettura superficiale, può apparire strana. A Cana, oscura borgata della Galilea, è in corso una festa di nozze – che secondo l’usanza del tempo durava per più giorni – alla quale è presente la madre di Gesù. Più tardi vi giunge anche Gesù con i suoi discepoli. Ma chi sono gli sposi? Perché di loro non si dice nulla? Perché non intervengono? Questo strano silenzio è per noi un invito a comprendere in profondità il racconto: si tratta di decodificare un messaggio esposto in un linguaggio simbolico…

Ebbene, nel corso di questo matrimonio viene a mancare il vino, e ciò minaccia gravemente la gioia conviviale. La madre di Gesù si rivolge dunque a lui dicendogli: «Non hanno più vino». Essa non chiede nulla, non impone al figlio ciò che egli deve fare; gli espone semplicemente la situazione, rispettando pienamente la sua libertà e rimettendosi alla sua iniziativa. Gesù reagisce in modo duro, sembra addirittura non riconoscere il legame di sangue presente tra sé e la madre. La chiama: «donna», come se fosse per lui una sconosciuta, e prende da essa le distanze affermando: «Che c’è fra me e te?». Ma queste parole acquistano un significato diverso per chi ricorda che, al momento di intraprendere la sua missione, Gesù aveva lasciato la casa e la madre, formando con i suoi discepoli una nuova famiglia (cf. Mc 3,20-21.31-35)...

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