Ascensione del Signore

Cappella degli Scrovegni - Padova
GIOTTO, Cristo ascende al cielo
12 maggio 2013
commento al Vangelo
di
ENZO BIANCHI
Gesù non va cercato presso la tomba vuota, né alzando gli occhi verso l’alto per carpire un’apparizione: egli va ormai cercato nella comunità cristiana, nell’eucaristia, negli uomini e nelle donne

Anno C
Lc 24,46-53

Nelle letture della solennità dell’Ascensione noi ascoltiamo per due volte il racconto dell’esodo di Gesù da questo mondo al Padre fatto da Luca, negli Atti degli apostoli (At 1,1-11) e nel vangelo.

In verità negli altri vangeli non si parla di questo «fatto», perché esso è già contenuto nell’evento della resurrezione di Gesù, nel suo esodo dalla morte alla vita eterna, dalla tomba al Regno di Dio. L’ascensione di Gesù, questo «staccarsi dai discepoli», questo «essere portato» dalla potenza di Dio verso il cielo, questo «essere sottratto allo sguardo degli apostoli» (cf. At 1,9), è infatti un nuovo racconto dell’evento della resurrezione, come lo sono le diverse apparizioni–manifestazioni di Gesù alle donne discepole e ai dodici: sì, noi stiamo sempre celebrando la Pasqua, che è vittoria di Gesù sulla morte, che è vita nuova ed eterna di Gesù, che è glorificazione di Gesù, che è l’entrare di Gesù, per la forza dello Spirito santo, nella vita divina del Padre.

Se i vari testi evangelici che parlano della resurrezione di Gesù ci rivelano il significato di questo evento da diverse prospettive, i brani odierni mettono in evidenza che l’«assunzione» di Gesù al cielo significa anche «separazione» dai suoi, «assenza» da questa terra: egli non può più essere visto né nella carne né nella sua forma gloriosa…. Tale distacco prelude però a una nuova forma di presenza da parte di Gesù presso la sua comunità, così che i credenti in lui non restano soli, «orfani» (Gv 14,18): per questo nel salire al cielo Gesù benedice i discepoli. All’inizio del vangelo secondo Luca la benedizione di Dio che doveva essere impartita dal sacerdote Zaccaria all’uscita dal santuario era stata, per così dire, sospesa (cf. Lc 1,21-22); ma ora ecco che Gesù la riprende e la porta a compimento: è la benedizione promessa e data ad Abramo, riconfermata a Israele, e ora il Gesù glorioso la dona alla chiesa perché essa la porti «fino agli estremi confini del mondo» (At 1,8), e così siano benedette tutte le genti della terra (cf. Gen 12,3; 18,18; ecc.).

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