XXXIII domenica del tempo Ordinario

Maiestas Domini, affresco San Clemente di Tahull - Romanico catalano
la venuta nella gloria del Figlio dell’uomo...
17 novembre 2013
commento al Vangelo
di
ENZO BIANCHI
Davvero questo vangelo non tratta della fine del mondo, ma del nostro oggi: la nostra vita quotidiana è il tempo della faticosa eppure beata (cf. Gc 5,11) e salvifica perseveranza

Anno C
Lc 21,5-19

17 novembre 2013

Siamo alla fine dell’anno liturgico, e la chiesa ci fa ascoltare la prima parte del discorso escatologico di Gesù. Nell’imminenza della sua passione Gesù pronuncia una parola autorevole sulla fine dei tempi e sull’evento che ricapitolerà la storia: la venuta nella gloria del Figlio dell’uomo (cf. Lc 21,27), preceduta da alcuni segni che i discepoli devono saper leggere con intelligenza.

Colpisce la diversità dello sguardo che Gesù da una parte e «alcuni» dall’altra posano sul tempio. Mentre questi ultimi ne ammirano «le belle pietre e i doni votivi», Gesù ne vede con sguardo lucido e profetico la fine ormai vicina. Come il tempio e tutto il suo sistema cultuale, così anche le costruzioni e realizzazioni più «sante» dell’uomo sono destinate a finire: non sono esse a dover trattenere la nostra attenzione, ma il Signore che viene, di cui queste realtà sono soltanto un segno.

Interrogato poi dai discepoli sui tempi e i segni della fine, Gesù li esorta a esercitarsi al discernimento, in primo luogo come opposizione all’inganno: «Molti verranno nel mio nome dicendo: “Io Sono” – il Nome di Dio (cf. Es 3,14) – e: “Il tempo è vicino”». Sì, la scena della storia, e in essa anche lo spazio religioso ed ecclesiale, ospita la comparsa di «falsi Messia e falsi profeti» (Mc 13,22) sempre pronti ad arrogarsi titoli che non spettano loro. Vi è soprattutto un indizio che li smaschera: essi non hanno «i modi di Gesù Cristo», Messia venuto per servire e non per essere servito, ma vogliono il potere per dominare sugli altri a proprio arbitrio (cf. Lc 22,24-27). Ebbene, il cristiano è chiamato a resistere alle lusinghe di questi impostori, pronunciando con decisione il proprio «no» e ricordando che il comando di Gesù: «Non seguiteli!» è tanto netto quanto il suo: «Seguitemi!»…

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