XV domenica del tempo Ordinario

DUCCIO DI BONINSEGNA, Gesù e i discepoli
DUCCIO DI BONINSEGNA, Gesù e i discepoli
di ENZO BIANCHI
Questo invio in missione da parte di Gesù non riguarda solo gli apostoli, ma costituisce un preciso appello per ogni lettore del vangelo. A tutti i cristiani

 

Anno B
Mc 6,7-13

Il vangelo secondo Marco fa percorrere ai suoi lettori un preciso itinerario riguardo alla chiamata dei discepoli da parte di Gesù e alla missione loro affidata. Innanzitutto Gesù chiama sovranamente e liberamente, in piena obbedienza al Padre, singoli uomini (cf. Mc 1,16-20; 2,13-14): “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). I discepoli a loro volta accolgono il dono di Dio che li raggiunge inaspettatamente attraverso quel Profeta e Maestro di Galilea…

Gesù fa poi di questi individui una comunità: “Gesù chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne istituì Dodici – numero che richiama quello delle tribù di Israele presenti al Sinai per l’alleanza con Dio (cf. Es 24,4) – perché stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Mc 3,13-15). “Perché stessero con lui”: in queste poche e semplici parole è contenuto l’“unico necessario” (Lc 10,42) dei discepoli di Gesù: non l’adesione intellettuale all’insegnamento di un maestro, ma la comunione di vita con Gesù, quel rapporto personale con lui (cf. At 1,21; 1Gv 1,1-4) che ha il primato su tutto il resto… Sì, i discepoli sono testimoni di Gesù Cristo e condividono la sua esistenza vissuta in una forma particolare; non sono propagandisti di una dottrina né militanti di un’ideologia!

Da tutto questo discende la missione, evocata al momento dell’istituzione dei Dodici e descritta nel brano evangelico odierno. Quelli che Gesù aveva scelti e plasmati in comunità di vita, ora li rende apostoli, cioè inviati: “Gesù chiamò i Dodici, incominciò a inviarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi”; un invio che non è destinato solo “alle pecore perdute della casa di Israele” (Mt 10,6; 15,24), ma è anche anticipazione di ciò che attende gli apostoli dopo la Pasqua, quando essi saranno inviati a tutte le genti, fino ai confini del mondo (cf. Mc 16,15 e par.). Gesù li invia “a due a due”, ispirandosi a una pratica usuale nella cerchia di Giovanni il Battezzatore (cf. Lc 7,18), poi adottata dalla chiesa primitiva (cf. At 11,30; 13,2; ecc.). Gli apostoli sono inviati a coppie per sostenersi reciprocamente, per non cadere nella stravaganza dei predicatori girovaghi, per vivere la carità fraterna in modo visibile e, soprattutto, per manifestare la dimensione comunitaria del Regno: la proclamazione del Regno non può essere un’azione individualistica, nata dall’iniziativa privata, ma è sempre un atto comunitario, ecclesiale, perché “dove due o tre sono riuniti o inviati nel nome di Gesù, là egli è presente” (cf. Mt 18,20).

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