III domenica d’Avvento

El Greco, Giovanni Battista, 1577-79, Toledo
El Greco, Giovanni Battista, 1577-79, Toledo
15 dicembre 2013
Riflessioni sul Vangelo
di
ENZO BIANCHI
E' difficile credere al “Messia al contrario”, credere nella necessità della croce per il Messia, credere al fallimento umano di chi è inviato da Dio

15 Dicembre 2013

di ENZO BIANCHI

Anno A
Matteo 11,2-11

 

 

Domenica scorsa, II di Avvento, abbiamo accolto le parole di Giovanni il Battista, che predicava la venuta vicinissima del regno di Dio, chiedeva la conversione e annunciava che alla sua sequela vi era uno più forte di lui, il Messia e il Giudice della fine dei tempi (cf. Mt 3,1-12): Gesù, che egli avrebbe battezzato indegnamente (cf. Mt 3,13-17).

Ma Matteo ci parla di Giovanni altre tre volte: quando è arrestato e Gesù inizia la sua evangelizzazione (cf. Mt 4,12-17); quando dalla prigione invia dei messaggeri a interrogare Gesù, il quale a sua volta parla di lui alle folle (cf. Mt 11,2-11, il vangelo odierno); infine viene narrato il suo martirio (cf. Mt 14,1-12).

Oggi ascoltiamo un Giovanni ben diverso da quello che era apparso nel vangelo quale predicatore e battezzatore delle folle numerose che accorrevano a lui. Giovanni è in prigione, solo, in balia della volontà del tetrarca Erode, nella fortezza di Macheronte a est del mar Morto.

È lontano dalla folla, ormai più nessuno sembra ricordarlo, eppure conosce la predicazione e le azioni di colui che aveva indicato come il Veniente, Gesù. La sua è un’ora di oscurità ed egli è assalito dai dubbi: si è forse sbagliato nel suo servizio profetico, nell’apprestare una voce al Signore in cui credeva?