XIX domenica del tempo Ordinario

Miniatura
Condivisione e dono dei pani
di ENZO BIANCHI
Se Dio aveva risposto alla mormorazione dei figli di Israele nel deserto con il dono della manna (cf. Es 16,11-36), qui Gesù risponde con il dono di se stesso, con il dono di una vita spesa fino alla morte per i fratelli (cf. Gv 13,1).

 

di ENZO BIANCHI 

Anno B

Gv 6,41-51

Dopo il segno della moltiplicazione dei pani compiuto da Gesù (cf. Gv 6,11-13) e il suo ritiro nella solitudine per evitare l’acclamazione a re da parte della folla (cf. Gv 6,14-15), questa stessa folla continua a cercare Gesù (cf. Gv 6,22-25); egli però “non mette fede nella loro fede” (Gv 2,24), ma chiede di mutare la loro ricerca di cibo in desiderio di Dio: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà” (Gv 6,26-27). Gesù infatti, disceso dal cielo, è “il pane di Dio” (Gv 6,33), è “il pane della vita” (Gv 6,35): chi ha fede in lui è nutrito per la vita eterna...

Di fronte a queste parole di Gesù i capi religiosi rispondono con la mormorazione, come avevano fatto i loro padri durante l’esodo nel deserto (cf. Es 16,1-10; 17,1-7; ecc.). Mormorare: questa contestazione nascosta e sottile, sussurrata all’orecchio di altri al fine di creare dei complici, questa lamentela che incrina la vita comunitaria e guasta i rapporti fraterni è un peccato grandemente stigmatizzato da tutta la Scrittura. Nei vangeli, in particolare, l’oggetto della mormorazione è Gesù, il quale sperimenta così in prima persona ciò che da sempre tocca ai profeti. I capi dei giudei contestano le parole con cui Gesù si era dichiarato “il pane disceso dal cielo”, sulla base della falsa pretesa di conoscere Gesù, da loro ritenuto nient’altro che un uomo semplice e ordinario: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?” (cf. anche Mc 6,1-3 e par.).

Ecco l’epifania dell’incredulità astiosa verso Gesù, il quale però svela immediatamente l’atteggiamento dei suoi interlocutori – “Non mormorate tra di voi!” – e riconosce che in loro non c’è fede; manca cioè l’obbedienza all’azione del Padre che attira tutti gli uomini verso il Figlio. In questo modo Gesù compie una grande confessione di fede nell’iniziativa di Dio, che si manifesta non solo nell’invio del Figlio amato nel mondo (cf. Gv 3,16), ma anche nel movimento che porta i credenti verso di lui (cf. Gv 6,37): è grazia il dono di Gesù agli uomini, così come lo è la chiamata degli uomini ad aderire al Figlio!

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