Confronto con don Angelo Casati

 

 

"CONFRONTI DI BOSE"

 domenica 27 ottobre 2013

c7b391f754b26a2cecb0c5c85676cfb2.jpgIn una giornata nebbiosa simile a quella in cui per la prima volta, nel lontano novembre del 1969, giungeva a Bose, don Angelo Casati ha tenuto oggi un confronto con la comunità e gli ospiti sul tema di “Gesù, il rabbi che sconfinava”. Con questo incontro abbiamo voluto celebrare la lunga e profonda amicizia che lega questo presbitero di Milano al priore fr. Enzo e alla comunità, amicizia nutrita dall’assidua partecipazione annuale di d. Angelo agli esercizi spirituali tenuti a Bose e dalle numerose occasioni in cui fr. Enzo è stato invitato a tenere conferenze presso le diverse parrocchie in cui d. Angelo ha svolto il suo ministero presbiterale.

Con il suo stile poetico ed evocativo, d. Angelo ha ripercorso alcune pagine dei vangeli in cui traspare “la calda umanità di Gesù”, un Gesù a cui “piace sentire le cose cantare” (R. M. Rilke), un Gesù che “dall’inizio alla fine della sua vita ha sconfinato per dire il cuore pulsante di Dio”: “Gesù sconfinava per passione. Passione per Dio: per raccontare con la sua vita un Dio legato agli eccessi. Ma anche passione per l’altro: per incontrarlo. L’altro se non esci, se non sconfini, non lo incontri…”, ha detto con la sua pacata ma decisa convinzione d. Angelo.

E questi passi, queste parole, questi gesti di sconfinamento di Gesù d. Angelo li ha presentati come il fondamento di una necessaria prassi di sconfinamento anche dei cristiani, “uomini e donne del confine, gente di frontiera; radicati ma liberi”: “Dobbiamo riappropriarci dell’arte di Gesù: abitare i confini. Non solo quelli geografici, ma soprattutto quelli della mente, dello spirito, dello sguardo…”, ha ricordato d. Angelo, citando più volte il cardinal Carlo Maria Martini ed evocando lo stile di papa Francesco.

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Ecco alcune delle parole di don Angelo:

  "mi si affaccia alla memoria, e ne sento l'emozione, il giorno in cui arrivai qui e tenni fra le mani la piccola fune di una campanella: "suona" era scritto "e qualcuno ti accoglierà, senza chiederti chi sei…"

...forse le parole non erano queste, ma il suono era questo. La comunità monastica allora era il piccolo granellino di senapa. Per vie inattese, che io chiamo grazia, mi fu dato incrociarla.

Perché parto di qui a dire qualcosa del cammino, perché questa è una prima eredità lasciatami dagli anni. La percezione della grazia: essere sfiorati da Dio, dalla grazia, dalla bellezza del suo amore. Ricordate il vangelo: il piccolo granello di senapa e l'albero che ospita gli uccelli del cielo? Può essere cifra del mio cammino. Vi confesso che, quando mi fermo a guardare l' albero, appena lo osservo, mi riconosco nel granello di senapa. Credetemi avverto tutta la sproporzione. A volte dico parole e qualcuno viene a dirti che è rimasto toccato, ma erano piccole parole. A volte mi fermo a meditare la parola di Dio e mi sorprende un approfondimento, ma da dove viene? Faccio un gesto e qualcuno intravede qualcosa del regno, ma chi lo avrebbe immaginato? Ti senti piccolo, inutile servo. Non c'è proporzione. E dunque un primo riconoscimento è questo di essere nella dismisura: riconoscimento di Dio, di un Dio che con me, con noi, usa questa dismisura.

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Nella penombra dell' ingresso della chiesa

b966f76620319a9983dc45d0e10ed73a.jpgRitorno e ancora gorgoglia
impenitente la fonte
all'uscio
del nostro convenire.
Bussa dal silenzio
trasognata,
notte e giorno racconta,
sillabe, incespicamenti sonori
strappi d'arpa o di clavicembalo,
come bisbiglio sottile
su pelle di innamorati.
Tu ascolti, sognando
l'oltre d'entusiasmo che la abita,
quasi fosse giorno primo
del suo innamoramento...

Presso la nostra casa editrice Qiqajon di don Angelo puoi leggere:

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