Dalla semplice cella del convento di Bose, un viaggio nei ricordi, alla
ricerca dei luoghi e dei momenti che hanno dato significato e colore
alla vita di Enzo Bianchi. Raccontando l'infanzia e i giochi nel
Monferrato - punto di partenza anche per Il pane di ieri -, l'isola
greca di Santorini, gli anni dell'università a Torino, l'atmosfera delle
feste di Natale, i sapori e i profumi della propria terra, Enzo Bianchi
riflette sullo scorrere del tempo, scandito dal ciclo delle stagioni e
dal ritmo dell'esistenza dell'uomo.
I giorni degli aromi.
I giorni del focolare.
I giorni del presepe.
I giorni della memoria.
Spirito e memoria, in una quieta meditazione sui luoghi e i tempi che
sono riusciti a lasciare un'impronta indelebile nel cuore e nella mente.
Enzo Bianchi parte alla ricerca di angoli di mondo e spazi dell'anima,
per rispondere con saggezza a una domanda semplice ma profonda: «che ne è
dei miei giorni?».
Dio parla: questa è l'affermazione fondamentale che attraversa le Scritture. Con libera e gratuita iniziativa, Dio si è rivelato agli uomini per entrare in relazione con loro. E la storia del suo manifestarsi all'umanità trova il suo vertice in Gesù Cristo, Parola definitiva di Dio. Tutto ciò che noi possiamo sapere e dire su Dio si trova in Gesù: "Dio nessuno l'ha mai visto, ma il Figlio unigenito ce lo ha raccontato" (Gv 1,18), e tutta la vita di Gesù Cristo - dalla sua preesistenza al suo passare tra di noi facendo il bene, fino alla sua morte, resurrezione, ascensione e parusia - è ciò che Dio vuole comunicare all'umanità.
Questo ci testimonia anche il vangelo secondo Matteo, che leggiamo nell'anno A, particolarmente attento a mostrare come le Scritture si compiano in Gesù. Lo fa insistendo sul compimento di precisi passi biblici negli eventi della vita di Gesù; lo fa organizzando la sua esposizione intorno ai cinque grandi discorsi di Gesù, "nuovo Mosè"; lo fa tendendo un arco tra l'inizio e la fine della sua opera, con il quale mostra come Gesù sia l'Emmanuele, Dio-con-noi (Mt 1,23), colui che dopo la sua resurrezione "è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Questa presenza del Signore Gesù è la nostra forza, che siamo chiamati ad attingere nella liturgia eucaristica domenicale.
Sempre di pù la questione dell'immigrazione in Italia sembra
diventata un'emergenza, ingigantita continuamente da drammatici fatti di
cronaca. Sempre di più si stronca ogni richiamo verso la solidarietà e
l'ascolto dell'altro con un malcelato scherno, additando come
«buonisrno» pericoloso, denigrando le «anime belle» che credono nella
forza del dialogo e della pace.
Niente di più sbagliato, secondo padre Enzo Bianchi: bisogna invece
riconoscere che «essere straniero» è parte fondamentale dell'esperienza
umana, al di là e al di sopra delle contingenze politiche e storiche, e
che quando rifiutiamo di accogliere l'altro, stiamo rifiutando di
guardare in noi stessi.
Come sempre capace di parlare a laici e credenti insieme, Bianchi
propone un lavoro di apertura e ascolto nei confronti del diverso da sé,
un lavoro faticoso ma prezioso che ciascuno può compiere nella propria
interiorità, ma che dovrebbe essere intrapreso anche dalla società nel
suo complesso, per evitare che il confronto tra persone divenga un muro
contro muro tra identità violente.
"Il santo è l'uomo nuovo,
quello che vive secondo
il modello lasciato
da Gesù Cristo;
è l'uomo delle beatitudini;
è l'uomo spogliatosi
dal proprio egoismo,
che vive per Dio e per gli altri;
è l'uomo trasfigurato.
È l'uomo veramente
e pienamente umano."
"Una preghiera semplice eppure ricchissima,
che contiene tutte le cose essenziali
da chiedere quando preghiamo
e che non ha nulla di inutile o superfluo,
nulla per afre bella figura davanti agli uomini.
È il Padre Nostro, che dai tempi di Gesù fino a oggi
tutti i cristiani in tutto il mondo
ripetono nella propria lingua."
«La Pasqua, attraverso la resurrezione di Gesù, dimostra che risorgeremo anche noi. Questo è il messaggio di Paolo il quale arriva a dire in modo paradossale: "Se i morti non risorgono, neanche Gesù è risorto. La speranza universale è quella di una vita piena per l'umanità, attraverso un giudizio di Dio e un giudizio sul male del mondo, su quanti hanno sofferto. Un giudizio nel quale ci sarà la reintegrazione nella vita piena di tutti quelli che sono stati vittime della storia e una purificazione nella misericordia di tutti quelli che invece hanno fatto e creato le vittime. Questa è la nostra speranza e questa è la conclusione di una storia di salvezza che si imponga agli uomini, a ciascuno di noi, al cosmo, a tutta la creazione perché anch'essa geme nel dolore e nel l'incompletezza, sospira la redenzione, vuole questa reintegrazione in una pienezza di vita».