Le «regole» che qui presentiamo sono esempi di «legislazione monastica scritta», atta a normare la vita di cristiani viventi in comune nel celibato: sono pertanto dei« codici» che fissano comportamenti, usi e costumi, radicandoli nel dettato biblico e nella tradizione dei padri e sovente motivandoli con approfondimenti spirituali. [...] Una faticosa ricerca di autenticità, una lucida coscienza del proprio peccato, una quotidiana sottomissione alla volontà di Dio manifestata nella sua Parola e nel volto dei fratelli, un costante abbandono alla misericordia di Dio percorrono questi testi, anche quelli apparentemente piú aridi. Da essi emerge con estrema freschezza e attualità la figura di uomini che hanno saputo vivere con integrità e fedeltà il grande precetto del servizio reso a tutti gli uomini nell'amore fraterno e nella vita comune. [...] Queste pagine sono un pressante richiamo per tutti i cristiani, ma costituiscono anche un grande segno di speranza per tutti gli uomini, per quanti, con lucidità o a tentoni, cercano un senso alla loro vita, una ragione per vivere per la quale valga la pena anche morire.
Fin dai primi secoli della Chiesa, i cristiani cominciarono a raccogliere i nomi dei martiri locali, consci che, come ricorda il celebre adagio di Tertulliano, «il sangue dei cristiani è un seme». Già nel IV secolo a Nicomedia, e pochi decenni più tardi nella regione di Aquileia, si avvertì il bisogno di ricordare la comunione universale tra le Chiese, mettendo insieme diverse liste di martiri locali, fino a produrre una raccolta globale dei testimoni: è il celebre Martirologio geronimiano.
Quando iniziarono le divisioni (nel V secolo con l'oriente non calcedonese, alla fine del primo millennio tra oriente bizantino e occidente latino, quindi nel secolo XVI tra cattolici e protestanti), i martirologi cominciarono a subire un'evoluzione contraria, rispetto a quella che ne aveva caratterizzato più di mille anni di storia: si continuarono ad aggiungere nomi nuovi agli elenchi dei frutti suscitati dallo Spirito lungo i secoli, ma soltanto quelli appartenenti alla propria Chiesa.
Maria è la terra che ha accolto la Parola, la terra offerta e predisposta all'opera di Dio: «la terra ha dato il suo frutto, ci ha benedetto Dio, il nostro Dio» (Sal 67,7). È quindi in Maria come terra (non sono forse color terra i volti della Vergine nelle icone orientali e in molla Madonne brune dell'Occidente?) che tutta l'umanità e la creazione riconoscono il proprio destino e nel contempo vi trovano celato quel desiderio, quella sete, quella nostalgia, quell'invocazione che sono deposti nel cuore di ogni frammento di creazione.
«Terra del cielo indica un duplice cammino: quello della grazia pellegrina in cerca della creazione e quello della creazione in attesa della pienezza di vita presente come seme nel proprio cuore. Essere «luogo-sito di Colui che non ha luogo-sito» ed essere terra del cielo è forse la vocazione più vera e autentica di Maria, la parola più eloquente che si possa dire su colei che ci consegna, proprio nel silenzio adorante, la sua Parola più preziosa: il Dio fatto uomo, la Parola diventata carne.
Poeti laici e poeti religiosi, non credenti e uomini di fede, tutti accomunati dal tentativo di afferrare il fondamento supremo e misterioso dell'essere: poiché, come amava ripetere Ungaretti, la poesia «è testimonianza d'Iddio, anche quando essa è una bestemmia».
«La religiosità della poesia non ha che rare coincidenze con la vita inerente a una religione codificata, o ritualizzata» sostiene Mario Luzi. E aggiunge: «La poesia agisce secondo la sua necessaria dinamica, che è quella di distruggere la lettera per ripristinare ed espandere lo spirito». È questa l'idea che sta alla base dell'antologia Poesie di Dio: l'idea che la Bellezza narrata dalla poesia sia una forza spirituale capace di trasformare il cuore degli uomini, grazie a un linguaggio che piú di ogni altro ha la capacità di esprimere la verità e le libertà umane. E cosí nell'antologia si incontrano i grandi del Novecento, da Montale a Quasimodo, da Luzi a Merini, da Mussapi a Pozzi, accanto a poeti meno noti i quali, però, hanno ugualmente raccontato i propri travagli interiori e il proprio anelito alla pace, la ricerca dell'amore, la bellezza terrena e spirituale.
In occasione dell'anno dedicato da papa Giovanni Paolo Il a una maggiore conoscenza della presenza dell'azione dello Spirito santo nella vita cristiana ed ecclesiale, viene offerta una raccolta di preghiere allo Spirito santo a lungo vagliata, misurata e temprata in base alla fede della chiesa indivisa. Sono testi che godono di un'autorevolezza dovuta alla loro appartenenza alla Tradizione e che vogliono porre in mano ai cristiani un mezzo per rendere più presente lo Spirito nella vita ecclesiale e nella compagnia degli uomini.