“L’autentica bellezza schiude il cuore umano
al desiderio profondo di andare verso l'Altro,
verso l'Oltre da sé”
(Benedetto XVI)
L’uomo cerca la bellezza, ne è affamato, e alla bellezza è disposto a piegarsi; ma il discernimento della bellezza rivelativa di Dio e della sua azione richiede un’educazione dell’intelligenza del cuore, un cammino ascetico mai concluso, una faticosa ricerca del senso inscritto in ogni bellezza. La bellezza è escatologica, come l'amore, come la comunione. Nella nostra condizione di pellegrini verso il Regno tendiamo a una pienezza che non ci è data. Così la bellezza della liturgia va definita e misurata sulla capacità che essa ha di fare spazio al Signore, di fare segno alla presenza efficace di Cristo.
In questo fascicolo pubblichiamo la relazione tenuta a Cuneo il 4 novembre 2010 nell’ambito del convegno “Il sacro e l’arte oggi”.
La liturgia genera e alimenta l’atto di fede. Essa svolge un ruolo di iniziazione, comunica qualcosa della presenza di Dio agli uomini e alle donne del nostro tempo. I segni liturgici possono essere eloquenti
e la Parola che risuona nella liturgia può raggiungere quanti vengono
in contatto con la Parola stessa. Allo stesso tempo è nella celebrazione
della liturgia che la chiesa riceve e apprende la sua missione: la liturgia contiene l’annuncio e lo attualizza rendendo operante la salvezza pasquale offertaci da Cristo.
In questo fascicolo pubblichiamo la relazione tenuta a Trieste il 26
agosto 2011 nell’ambito della LXII Settimana liturgica nazionale
organizzata dal Centro di azione liturgica (Cal), dal titolo: “Dio educa il suo popolo. La liturgia sorgente inesauribile di catechesi”.
Come si narra l’amore di Dio per gli uomini? Anzitutto attraverso l’annuncio del perdono. Perdonare è prendere coscienza che è necessario rinnovare la comunicazione, la relazione con l’altro, per non negarlo e lasciarlo nella condizione di nemico. Il perdono attesta che l’ultima parola non spetta al male commesso, ma alla grazia, all’amore. Il cammino del perdono è il cammino dell’umanizzazione, è il cammino di Dio per noi uomini. Attraverso il perdono prepariamo una città più umana e lasciamo un’eredità di speranza
alle nuove generazioni.
In questo fascicolo pubblichiamo la conferenza tenuta a L’Aquila, presso
la basilica di Santa Maria di Collemaggio, il 27 agosto 2011, in
occasione della 717ª “perdonanza” celestiniana.
Educare alla fede è per la chiesa, per ogni cristiano, il compito primario;
ma nel tentativo di riuscirvi è possibile imboccare molte strade,
alcune decisamente sbagliate, altre poco efficaci. Tutto dipende in
verità dalla capacità di assumere la stessa pedagogia vissuta da Gesù nell’incontrare gli uomini e le donne. Gesù è stato e resta un pedagogo, un iniziatore alla fede. Occorre che i cristiani guardino a lui non solo come modello di vita ma anche come educatore alla fede, nella convinzione che c’è in Gesù un’arte nell’incontrare l’altro, nel comunicare con l’altro, nel tessere con l’altro una relazione: l’arte di un educatore alla fede.
La comunità nasce dalla responsabilità verso l’altro. L’altro è altro e tale deve rimanere, l’altro è unico, tra “io” e “tu” c’è un’irrimediabile distanza; nel contempo, però, io e l’altro, “io” e “tu” siamo chiamati alla relazione, al dialogo, all’accoglienza reciproca,
e questo richiede una grande responsabilità dell’uno verso l’altro: di
fronte all’altro devo deporre la sovranità del mio io per poter incontrare l’altro e con lui dire: “noi”.
In questo fascicolo pubblichiamo la lezione magistrale tenuta a Carpi il
19 settembre 2009, nell’ambito del IX “Festival filosofia”.