Il primato della parola di Dio, la sua centralità nella vita della chiesa: come sono vissuti nelle nostre comunità e nella chiesa intera
in questo inizio del terzo millennio? Nei due testi che si trovano
accostati in questo fascicolo, il priore di Bose analizza il rapporto
tra Parola e comunità dei credenti a partire dal rinnovamento voluto dal concilio Vaticano II, mostrando quanto vi è di positivo e individuando i lati ancora carenti, nella certezza che i frutti dello Spirito che si possono discernere nella vita di una comunità cristiana provengono dall’ascolto perseverante della parola di Dio contenuta nelle Scritture.
“Ciò che nella fede ebraica e cristiana è fondamentale e originario, non è il parlare di Dio o il parlare a Dio da parte dell’uomo, ma il parlare di Dio all’uomo. Il Dio che parla è il Dio che crea l’alterità, che suscita la storia, che cerca relazione.
È il Dio che si rivela, cioè che non si trova al termine della ricerca
dell’uomo e che non coincide con il suo desiderio di trascendere se
stesso, ma è presenza che, con iniziativa sovrana e non condizionata, si dona. Dunque, la parola dell’uomo a Dio è seconda rispetto alla parola di Dio, è una risposta. Ma è necessaria”.
Il problema serio nel nostro rapporto con gli animali e i vegetali è
che la nostra visione e percezione è ostruita, i nostri occhi sono
ciechi, i nostri orecchi non sanno ascoltare le cose; non fosse così, tutto ci apparirebbe opera di Dio, in relazione con lui. Noi dovremmo saper ritrovare Dio al cuore della vita, vederlo all’opera nella terra da lui creata, in relazione con tutte le creature. Dovremmo esercitarci alla “conoscenza degli esseri”, per imparare la “contemplazione della natura”, per avere lo stesso sguardo di Gesù
quando osservava gli uccelli dell’aria, la chioccia che raduna i
pulcini, le piante da frutto messaggere dell’estate, i gigli dei campi
più eleganti di Salomone. Il nostro amore diverrebbe così amore non
solo per gli uomini, ma anche per gli animali e per le creature tutte,
animate e inanimate: un amore cosmico!
“Il Dio biblico è il Dio Uno che si rivela; non è raggiunto dallo sforzo umano di elevarsi a lui e di conoscerlo, ma si rivela, cioè si dona per sua libera iniziativa e volontà. Egli non è definito in termini essenzialistici filosofici, ma relazionali: è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. È il Dio dei padri. Rivelandosi, egli precede e fonda l'esperienza che l'uomo può fare di lui. In particolare, il Dio biblico si rivela mediante la parola: egli è il Dio che parla e parlando chiama l'uomo all’ascolto e alla relazione. Per la Bibbia questa relazione si chiama alleanza”.
In questo fascicolo sono pubblicate la conferenza inaugurale e le due lectio tenute a Lourdes il 26-27 ottobre 2007 in occasione di “Ecclésia 2007”, un raduno di settemila catechisti e operatori pastorali di tutte le diocesi della Francia.
Don Giuseppe è stato un didàskalos, un maestro della preghiera cristiana,
una preghiera
essenzialmente ispirata dalla Scrittura.
Egli ha saputo vivere la preghiera
cercando di darle il primato nel quotidiano,
all'interno di una vita
in cui l'impegno nella storia degli uomini
è sempre stato radicale e forte.