Educare alla fede è per la chiesa, per ogni cristiano, il compito primario;
ma nel tentativo di riuscirvi è possibile imboccare molte strade,
alcune decisamente sbagliate, altre poco efficaci. Tutto dipende in
verità dalla capacità di assumere la stessa pedagogia vissuta da Gesù nell’incontrare gli uomini e le donne. Gesù è stato e resta un pedagogo, un iniziatore alla fede. Occorre che i cristiani guardino a lui non solo come modello di vita ma anche come educatore alla fede, nella convinzione che c’è in Gesù un’arte nell’incontrare l’altro, nel comunicare con l’altro, nel tessere con l’altro una relazione: l’arte di un educatore alla fede.
La comunità nasce dalla responsabilità verso l’altro. L’altro è altro e tale deve rimanere, l’altro è unico, tra “io” e “tu” c’è un’irrimediabile distanza; nel contempo, però, io e l’altro, “io” e “tu” siamo chiamati alla relazione, al dialogo, all’accoglienza reciproca,
e questo richiede una grande responsabilità dell’uno verso l’altro: di
fronte all’altro devo deporre la sovranità del mio io per poter incontrare l’altro e con lui dire: “noi”.
In questo fascicolo pubblichiamo la lezione magistrale tenuta a Carpi il
19 settembre 2009, nell’ambito del IX “Festival filosofia”.
La fraternità è un imperativo avvertito dalla coscienza umana come decisivo e, nello stesso tempo, è anche il comando cristiano che dichiara la fraternità contrassegnata dall’amore dell’altro, la cui esemplarità vissuta ci è stata data da Gesù di Nazaret. Così amare il prossimo significa riempire di amore il nostro rapporto di fraternità con gli altri uomini. Gesù ci ha insegnato ad andare sempre oltre i confini stabiliti dalla fraternità carnale, etnica o religiosa. Ecco perché ha detto: “Voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8), per insegnarci che qualunque uomo o donna, di qualsiasi lingua, popolo e cultura, è per ciascuno di noi un fratello, una sorella.
In questo fascicolo pubblichiamo la relazione tenuta a Padova il 29 maggio 2010 nell’ambito dell’“Evento francescano” organizzato dall’ordine francescano secolare d’Italia.
Il dono dello Spirito, compimento di tutta la missione del
Figlio, è potenza, è autorevolezza in vista della remissione dei
peccati per tutti gli uomini.
La fatica della coscienza umana non basta per discernere il
peccato, ma occorre anche lo Spirito santo: senza di lui la
fatica della coscienza non conduce alla conversione, che è sempre trasformazione
del cuore, dono di un cuore nuovo e infusione di uno spirito
nuovo.
In questo fascicolo pubblichiamo la relazione tenuta a Barletta il 27
agosto 2009, nell’ambito della LX Settimana liturgica nazionale
organizzata dal Centro di azione liturgica (Cal): “‘Lasciatevi riconciliare con Dio’ (2Cor
5,20): celebrare la misericordia”.
Non conformarsi alla mentalità di questo mondo significa avere il coraggio di una “vita altra”. Ma il non conformismo cristiano non può ridursi a un semplice e acritico “no” nei confronti del mondo in cui viviamo; non può significare non ascolto e lontananza dalla fatica degli uomini non cristiani.
In questo fascicolo pubblichiamo le due lectio divine tenute a Torino il 23 e 24 giugno 2009, nell’ambito del XXXIII Convegno nazionale delle Caritas diocesane: “‘Non conformatevi a questo mondo’ (Rm 12,2). Per un discernimento comunitario”.