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Pagina 1 di 3  ...addossati al deserto,alla montagna, ai boschi...
Raccontata in breve la storia degli inizi, è necessario chiarire in quale senso la comunità formatasi e consolidatasi a Bose negli ultimi trent’anni si riconosca nell’alveo della tradizione monastica.
I monaci furono fin dai primi tempi della chiesa uomini e donne che, per poter vivere la vocazione cristiana in modo radicale, sentirono il bisogno di andare in disparte, di vivere ai margini della società e anche della chiesa visibile, a costo di essere marginali. Un monastero è solitamente addossato al deserto, alla montagna, ai boschi... Davanti a sé ha la città, un po’ distante ma non lontanissima; dietro a sé ha il luogo disabitato, il silenzio e la solitudine. Il monaco guarda alla città e alla chiesa: da esse non si separa mai, con esse mantiene contatti, per esse intercede e prega in una solidarietà totale. Alla città e alla chiesa egli qualche volta osa rivolgersi con la parola, con un gesto, con il silenzio; ma altre volte, per salvaguardare ciò che gli è stato affidato, è costretto a volgersi verso il deserto, dando l’impressione di voltar loro le spalle. Ma non c’è nessun disprezzo in questo suo ritrarsi: c’è solo la sua sete di ritorno al Signore, nel silenzio e nell’ascolto.
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