| Se il messale è una bandiera |
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Mons. Fellay (il successore di Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X) ha dichiarato che “la liberalizzazione del messale di Pio V provocherà una guerra nella chiesa con una deflagrazione pari a quella della bomba atomica”. Sono parole gravi, ma che ci fanno restare vigilanti! Né si dimentichi che è sempre stato ed è tuttora possibile celebrare in latino: non è una questione di lingua, perché anche il messale di Paolo VI è in latino e in esso è confluito, seppur riformato, il messale di Pio V. Benedetto XVI scrive nella lettera che d’ora innanzi non ci sono due riti ma “un uso duplice dell’unico e medesimo rito” e tuttavia non si possono tacere le differenze: tra un “uso” e l’altro ci saranno letture bibliche sempre diverse, si vivranno i tempi liturgici in modo diverso, con feste del Signore e dei santi in date diverse; con il messale di Pio V si sarà autorizzati a pregare in modo non conforme all’insegnamento ecumenico del Vaticano II, così si pregherà per “eretici e scismatici perché il Signore li strappi da tutti i loro errori”, mentre per gli ebrei si userà l’espressione “popolo accecato”. Cosa significherà questo nei rapporti ecumenici con le chiese e con gli ebrei?
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