| Discorso in occasione del premio ecumenico consegnato al metropolita Emilianos Timiadis |
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PREMIO ECUMENICO Bari, 17 gennaio 2004 “L’ecumenismo, il movimento a favore dell’unità dei cristiani, non è soltanto una qualche appendice che si aggiunge all’attività tradizionale della Chiesa. Al contrario, esso appartiene organicamente alla sua vita e alla sua azione e deve, di conseguenza, pervadere questo insieme ed essere come il frutto di un albero che, sano e rigoglioso, cresce fino a raggiungere il suo pieno sviluppo”. Sono parole di papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica Ut unum sint, che prosegue in questi termini: “Così credeva nell’unità della Chiesa papa Giovanni XXIII e così egli guardava all’unità di tutti i cristiani. Riferendosi agli altri cristiani … egli constatava: ‘E’ molto più forte quanto ci unisce di quanto ci divide’”. Sono queste le parole che mi vengono allo spirito nel presentarvi il Metropolita Emilianos: in tutta la sua vita, infatti, l’ecumenismo non è stata un’appendice e nemmeno una pur preziosa specializzazione, ma un elemento “organico” al suo stesso essere cristiano, presbitero, vescovo, metropolita. Mons. Emilianos ha sempre cercato di “pensare secondo il Vangelo” e, in particolare, secondo la preghiera di Gesù al Padre al termine dell’ultima Cena con i suoi discepoli: “Siano una cosa sola perché il mondo creda” (Gv 21,17). Unità della Chiesa e annuncio del Vangelo al mondo per lui sono sempre stati indissolubilmente legati, fin dagli inizi del suo ministero pastorale.
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