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Il buon Samaritano (II) Print E-mail
 

Terza scena. È passato un sacerdote, è passato un levita, passa una terza figura, e uno istintivamente si aspetterebbe un laico, e invece non tocca a un laico, tocca a uno straniero: Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Tornate alla domanda iniziale: chi è il mio prossimo? Nella tradizione ebraica si dice che il mio prossimo è innanzitutto un ebreo, uno che appartiene al mio popolo. Questo mi è prossimo. Poi anche lo straniero assimilato, il proselita, quello che non è ancora ebreo circonciso però è simpatizzante, mette in pratica le leggi di Mosè, si sente vicino a tutta la tradizione di Israele… anche questo è il mio prossimo.
Evidentemente bisogna escludere qualcuno perché se c’è un prossimo ci sarà un non-prossimo altrimenti non avrebbe nessun senso la legge, ci sarà pure un lontano. A un certo punto bisogna mettere in qualche modo il confine per dire: bene sei obbligato ad amare quelli che stanno all’interno e non sei obbligato ad amare quelli che stanno all’esterno.
Qualunque confine voi mettiate, i samaritani stanno fuori! Perché i samaritani sono il peggio che si possa immaginare dal punto di vista emotivo, dal punto di vista della percezione di un ebreo: c’è una inimicizia antica tra samaritani ed ebrei, proprio perché sono cugini, proprio perché c’è un legame evidentemente profondo di parentela, ma le inimicizie più aspre sono quelle tra i fratelli, quando litigano due fratelli è un disastro e proprio per questo la figura del samaritano si presenta come l’altro, l’estraneo.
In realtà questo samaritano fa esattamente quello che gli altri, il sacerdote e il levita, non sono stati capaci di fare: ama. Non ama dal punto di vista solo dei sentimenti. Ama con tutta una serie di comportamenti concreti: lo vede, ne ha compassione, si fa vicino, fascia le ferite, versa olio, versa vino, carica sul giumento, lo porta alla locanda, si prende cura di lui, tira fuori due denari e li dà all’albergatore, dà delle indicazioni (abbi cura di lui) e promette che lo rifonderà al suo ritorno…