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Il vangelo della trasfigurazione: esegesi biblico-spirituale Stampa E-mail

Conclusione. La portata cristologica dell’evento della trasfigurazione

Dopo questa lettura puntuale dei racconti sinottici della trasfigurazione, vorrei concludere evidenziandone semplicemente il messaggio. Innanzitutto contemplare la trasfigurazione significa comprendere con una maggior profondità l’evento del battesimo di Gesù. La parola di Dio rivela l’identità di Gesù: egli è il Figlio di Dio che deve fare esodo, cioè patire-morire-risorgere. Nello stesso tempo l’evento della trasfigurazione annuncia ciò che accadrà a Gerusalemme, quando nell’ora della croce il centurione confesserà: «Veramente quest’uomo è il Figlio di Dio!» (Mc 15,39; Mt 27,54). Sì, l’evento della trasfigurazione è memoriale del battesimo e oracolo della croce, e la posizione centrale assegnatogli dagli evangelisti vuole proprio indicare questa sua qualità di memoriale e di profezia, di compimento di ciò che è stato detto nel battesimo e di anticipazione di ciò che avverrà nella resurrezione e nella parusia.

Ma la trasfigurazione è anche mistero di luce, che illumina tutto il corpo (Israele e la Chiesa; Mosè, Elia e i discepoli) insieme al Capo. Infatti il Primo Patto testimonia e Gesù interpreta il Primo Patto; i discepoli, a loro volta, accolgono Gesù, accolgono la testimonianza delle Scritture e accolgono il comando del Padre in vista dell’ascolto del Figlio. Non c’è immagine biblica più efficace per narrare l’unità della fede nei due Testamenti, la centralità di Gesù il Messia, la pienezza della rivelazione in lui, l’essere un solo corpo da parte dei credenti che nell’Antico Testamento attendevano il Messia e nel Nuovo lo confessano e lo annunciano.

E infine la trasfigurazione è mistero di trasformazione: il nostro corpo e questa creazione sono chiamati alla trasfigurazione, a diventare «altro»; il nostro corpo di miseria diventerà un corpo di gloria (cf. Fil 3,21), e «la creazione che geme e soffre nelle doglie del parto» (cf. Rm 8,22) conoscerà il mutamento in «cielo nuovo e terra nuova» (Ap 21,1). Ciò che è avvenuto sul monte Tabor in Gesù Cristo avverrà per tutti i credenti e per il cosmo intero alla fine della storia… Nell’attesa di quel giorno a noi non resta che contemplare, per quanto ne siamo capaci, «il volto di Cristo su cui risplende la gloria di Dio» (cf. 2Cor 4,6): così, «riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasfigurati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, attraverso l’azione dello Spirito santo» (cf. 2Cor 3,18). Così nella tua luce vediamo la luce, Signore (cf. Sal 36,10)!

Enzo Bianchi