Menu Content/Inhalt
Home arrow Priore arrow Articoli sui quotidiani arrow Senza rischio che fede è?

 

 

Senza rischio che fede è? Stampa E-mail

Così il credente troverà la sua stabilità in tale movimento, che è rischio mortale: “Se non crederete non avrete stabilità” (Isaia 7,9), ma che è anche il “bel rischio” di cui parla Clemente di Alessandria (Protrettico X,39). E anche qui la bellezza di questo rischio trova la sua attestazione degna di fiducia nel rischio che Gesù stesso ha vissuto, secondo i vangeli, giocando la totalità della sua esistenza nella dedizione a Dio e agli uomini. È la bellezza del rischio mortale della fede che echeggia le parole evangeliche: “Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà” (Luca 17,33). Senza questa dimensione, la fede viene soffocata in una sorta di “sistema assicurativo” e perde la propria vitalità, il proprio carattere di avventura e di novità, precisamente perché troppo ingessata nelle proprie certezze da difendere o da imporre a ogni costo. Senza una reale dimensione di rischio, di provvisorietà, di precarietà (parola da cui non a caso deriva “preghiera”), fidarsi di Dio diventerebbe solamente un gioco di parole.

Enzo Bianchi