| Le ragioni cristiane dell'ecologia |
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Il testo del papa ci ricorda con efficacia che l’interesse alla creazione, e dunque al rapporto dell’umanità con essa, è un’istanza della fede biblica: esistono “ragioni cristiane” assolute e precise per l’ecologia, ragioni mai separabili, appunto, dal tema della giustizia e della pace. La tradizione cristiana, infatti, non può e non sa separare giustizia ed ecologia, condivisione della terra e rispetto della terra, attenzione alla vita della natura e cura per la qualità buona della vita umana: sono due aspetti di un’unica urgenza: contrastare il disordine, la volontà di potenza, far regnare la giustizia, la pace, l’armonia. La terra è desolata quando viene meno la qualità della vita dell’uomo e della vita del cosmo, e la qualità della vita umana dipende anche dalla vita del cosmo di cui l’uomo fa parte e nel quale è la sua dimora. Così, nell’affrontare la questione ecologica, Benedetto XVI mostra di avere a cuore che questo annuncio cristiano sia proclamato con un linguaggio antropologicamente comprensibile da tutti e capace, nel contempo, di rimarcare le peculiarità che gli impediscono di cedere “a un nuovo panteismo con accenti neopagani”. Già i profeti dell’Antico Testamento avevano sì cercato di annunciare il futuro che attende la creazione con immagini poetiche, pastorali – l ’agnello e il lupo che pascolano insieme, il lattante e la serpe che insieme giocano, il deserto fiorito... – ma con lo scopo di destare negli uomini un’attrazione non per ciò che è perduto, bensì per ciò che sta davanti come una vocazione e una promessa. Queste immagini giunte fino a noi non intendono inculcare una nostalgia per culture non più attuali o chiedere una conservazione verginale della natura: questa non è un patrimonio originale inviolabile e immacolato, e occorre vigilare più che mai perché non finisca per essere divinizzata o sacralizzata quale “Gaia”, divina madre vergine e immacolata che chiede di essere preservata da ogni intervento umano. Per questo il messaggio del papa esorta a vigilare anche su un altro pericolo: nella crisi di rapporto tra l’uomo e l’alterità della creazione – alterità che l’uomo oggi non sa rispettare, tentato com’è di assorbire in se stesso tutto ciò che gli sta di fronte – appare la tentazione di eliminare “la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi”.
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