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Lo Spirito santo ci vuole ebbri di amore Stampa E-mail

WILLIAM CONGDON, Pentecoste
WILLIAM CONGDON, Pentecoste

La Pentecoste è una nuova creazione. Il rapporto tra Spirito santo e creazione si può osservare già in Genesi 1, dove si legge che lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Sembra di assistere a una pentecoste cosmica: questo soffio che scorre sulle acque immette nella materia il respiro, il palpito, la vibrazione vitale, il “gemito” di cui parla l’apostolo Paolo in Romani 8,22.

Ma è soprattutto nell’uomo che lo Spirito è presente come principio di vita: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7). Questo testo enuncia in poche parole due verità essenziali: l’uomo è argilla e, al tempo stesso, è Spirito, Soffio di Dio. Saint-Exupéry ha detto: “Solo lo Spirito, se soffia sull’argilla, può creare l’uomo”. Noi siamo polvere tenuta insieme da questo Soffio di Dio.

Lo Spirito è dunque il principio sorgivo di tutto ciò che vive e respira. Perché la Pentecoste può essere vista come una nuova creazione? Perché il dono dello Spirito, secondo il Vangelo di Giovanni, avviene in un modo che chiaramente si ricollega con quanto la Genesi ci ha ricordato sulla creazione dell’uomo: “Alitò su di loro e disse: ‘Ricevete lo Spirito santo’”. E che lo Spirito svolga un’azione creativa è dimostrato anche dalla trasformazione che avviene nella vita dei discepoli. Gli eventi pasquali avevano lasciato in essi un profondo turbamento. Cristo era risorto, ma essi sarebbero rimasti soli. E intanto si trovavano in un ambiente ostile, con davanti un futuro carico di incertezze.