| Pedofilia e chiesa olandese |
|
|
|
Pagina 1 di 3
La Stampa, 23 dicembre 2011
Periodicamente la tragica piaga degli abusi sui minori torna alla ribalta, quasi sempre legata al comportamento di persone – preti, religiosi, educatori – con responsabilità all’interno della chiesa cattolica. E questo nonostante i dati confermino ogni volta che la percentuale di tali crimini commessi all’interno delle istituzioni cattoliche non si discosti da quella relativa a qualsiasi tipo di istituzione che si prende cura dei minori, specialmente se prevede la convivenza quotidiana tra educatori e minori. Anche la diffusione di tale patologia nella società in generale è indipendente dalla prevalenza o meno della cultura, delle tradizioni e delle istituzioni cattoliche in un determinato paese. In questa attenzione ormai morbosa verso i misfatti di tanti educatori cattolici, lascia un profondo rammarico il constatare che nei mezzi di comunicazione si privilegino accenti scandalistici e a effetto e si ignorino o sminuiscano dati di fatto o iniziative che tentano di porre rimedio e di sanare questa orribile piaga. Quasi mai, per esempio, ci si interroga su quanto abbiano fatto – o non fatto – anche le istituzioni diverse dalla chiesa cattolica per offrire adeguata riparazione non solo economica alle vittime, per intervenire a prevenire il ripetersi di tali misfatti, per analizzare in modo documentato e interpretare il fenomeno, per prendersi cura anche dei colpevoli, così sovente vittime anch’essi di simili abusi durante la loro infanzia. A volte poi si accostano allo “scandalo-pedofilia” problematiche che lo riguardano in modo per lo meno opinabile: dal significato del celibato ecclesiastico all’influenza del clima conciliare nella chiesa cattolica. E questo sovente con tesi preconcette che utilizzano i dati solo se e quando confermano l’opinione che già ci si è fatta della situazione o l’immagine che si vuole dare di una specifica realtà ecclesiale.
|
Priore 
