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La Parola si fa evento storico se è accolta dagli uomini Stampa E-mail
SILVIO CONSADORI, Famiglia di Nazareth
SILVIO CONSADORI, Famiglia di Nazareth

Poiché inserita in una storia di fedeltà, di promesse e di compimenti, la nascita di Cristo è anche l’indicazione di uno stile di Dio, che è legge di vita e criterio di storia.

Gesù è nato tra i poveri e la sua è stata un’esistenza di povero. Non è una semplice coincidenza. Colui che è diventato Messia, che è stato costituito “causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,36), è nato e cresciuto in un popolo oppresso, ha conosciuto la condizione amara dell’esilio e dell’emarginazione. La nascita avvenne lontano dal paese, in condizioni provocate da un rifiuto, facile nei confronti dei poveri, lungo il cammino intrapreso dai suoi per obbedire a un decreto di dominatori stranieri.

Ci sono modalità diverse di vivere la povertà. C’è la rabbia di chi impreca alla propria condizione. C’è chi la subisce senza reagire in rassegnata passività. C’è chi va oltre e trova nella condizione di povertà, scelta o subita, ma sempre liberamente vissuta, una carica inventiva di vitalità, una forza creativa che il possesso delle ricchezze non sa offrire.

Gesù è cresciuto valorizzando la carica vitale che viene ai poveri dalla loro condizione vissuta in libertà. Egli, per questo, a chi amava e riteneva capace di farlo, ha chiesto di abbandonare ogni sorta di beni. E a tutti ha ricordato la necessità di non poggiare la vita sulle cose perché, anche in mezzo a molte ricchezze, l’uomo non vive in virtù di ciò che ha accumulato e quindi non vale secondo la misura dei suoi possedimenti.

Spesso si celebrano i poveri perché sono diventati ricchi e potenti. Noi celebriamo il Natale di un povero, non perché abbia cessato di esserlo, dato che morì più povero di quanto fosse nato, ma perché nella povertà ha trovato e vissuto quell’atteggiamento indispensabile per chi voglia accumulare quella “vera ricchezza o la ricchezza in Dio”, come egli la chiamava (cf. Lc 12,21; Mt 6,19-21), che è la vita posseduta in pienezza. Celebrare il Natale di Gesù ostentando ricchezze e mostrando la felicità illusoria che viene dal possesso dei beni, sarebbe perciò una contraddizione. Ancora peggiore sarebbe l’illusione di distribuire gioia con pacchi dono o opere di misericordia, se non fossero espressione di amicizia vera, decisione di condivisione, segno autentico di una conversione alle leggi della vita.