| Magnificat, Benedictus, Nunc dimittis |
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I cantici di Maria (Magnificat), di Zaccaria (Benedictus) e di Simeone (Nunc dimittis) raccolti nell'evangelo di Luca sono lodi profetiche generate dall'ambiente orante del popolo di Dio che spera la salvezza, attende il Messia e lo discerne Veniente in Gesù, il Signore. Sono dunque i canti escatologici per eccellenza, canti del compimento che legano indissolubilmente Israele e la chiesa, l'Antico e il Nuovo Testamento. Maria, ricevuta la benedizione di Elisabetta, non può contenersi perché sente che lo Spirito di cui era ripiena ha aperto le labbra dell'anziana cugina, la sterile diventata feconda, e ha fatto trasalire Giovanni nel ventre materno: allora lascia uscire da lei il Verbo, la Parola, la stessa Parola concepita, ed esclama: "L'anima mia magnifica il Signore". Zaccaria, di fronte alla nascita prodigiosa di Giovanni, ripieno di Spirito santo canta la visita del Messia e profetizza il ruolo del piccolo nato: sarà lui il precursore del Signore, il nuovo Elia che apre gli ultimi tempi. Simeone, anche lui mosso e illuminato dallo Spirito, innalza un canto profetico a Colui che è luce delle genti e gloria di Israele accogliendo l'ora della morte e attestando il compiersi della promessa. Questi tre cantici la chiesa li prega ogni giorno: alla sera per i vespri, a compieta prima del sonno notturno e nella preghiera del mattino, ritmando così la lode del cristiano. Questa frequenza quotidiana però rischia, diventando abitudine, di farli pregare senza penetrazione profonda, senza conoscenza della loro inesauribile ricchezza: mi sembra dunque opportuno offrire questo commento, frutto della lectio divina e della preghiera liturgica quotidiana durante questi vent'anni della mia vita monastica a Bose, ai miei fratelli e alle mie sorelle perché sappiano in ogni giorno, buono o cattivo, magnificare il Signore e benedirlo fino all'ora del Nunc dimittis.
Enzo Bianchi |

