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I 49 anziani di Scete
(+444)
monaci e martiri
La chiesa copta fa oggi memoria dei 49 martiri di Scete.
I monaci copti erano spesso vittime nei primi secoli della chiesa di incursioni berbere provenienti dal deserto. Per questo motivo nelle comunità semianacoretiche più consistenti si iniziò presto a costruire dei rifugi nei quali all'arrivo dei predatori era possibile ritirarsi e rimanere al riparo per diverse settimane. Sotto l'imperatore Giustiniano (VI sec.) tutti i grandi monasteri furono dotati di veri e propri torrioni raggiungibili mediante un ponte levatoio.
Non si sa con certezza se nel V secolo a San Macario vi fosse un'analoga forma di difesa; la tradizione, tuttavia, racconta che all'arrivo dell'ennesima incursione berbera 49 monaci decisero di testimoniare volontariamente la loro fedeltà a Cristo fino all'effusione del sangue, e non cercarono di sfuggire alla morte violenta. Essi avevano viva coscienza, infatti, di essere già morti con Cristo, di essere divenuti martiri nell'intenzione con la loro professione monastica.
Nel luogo dove vennero sepolti sorse una chiesa, detta appunto dei 49 martiri di Scete, molto cara a tutti i monaci copti perché ricorda la comunione di preghiera che nella chiesa esiste sempre fra i santi del cielo e quelli della terra.
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