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Ricordare? Si, ma senza rabbia Stampa E-mail

Dire che il male si vince con il bene può apparire scontato, “buonista”, ingenuo, fonte di illusione, fuga nell’utopia. Ma operare concretamente nella società, con gli altri e i diversi da noi, per giungere insieme a discernere cosa è bene in sé e quale può essere il bene comune, cosa è meglio qui e ora e quale è il male accettabile, cosa innesca energie di vita e quali comportamenti producono morte, tutto questo significa aderire alla realtà e non sognare mondi inesistenti, significa tener conto che la nostra realtà odierna e quella che ci prepariamo per il futuro è fatta anche di mali reali del passato e di come noi abbiamo reagito e continuiamo a reagire ogni volta che questi mali si ripresentano. La memoria diventa così “intelligente”, capace cioè di collegamenti interiori tra eventi del passato e situazioni presenti, tra persone lontane e vicine, tra circostanze familiari ed estranee: una memoria che non trasforma il passato ma che, assumendolo, plasma un presente e un futuro il più possibile immunizzato dai morbi conosciuti e attrezzato per discernere e combattere le mutazioni che questi subiscono.

Sì, è un compito di alto impegno etico e spirituale, che prescinde da qualsiasi credo religioso, quello che il ricordare pone di fronte a noi: non vi è memoria a basso prezzo, non ci possono essere sconti, tanto meno verso noi stessi, nell’affrontare come esseri umani le sfide che l’umanità pone a se stessa per risollevarsi dalla brutalità e dalla barbarie verso cui ognuno di noi può sospingerla con il proprio agire quotidiano.

Enzo Bianchi