Quando è l'oggi?

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Cosa intende la Bibbia stessa per “oggi”? Dal momento che ne parla. E come prescrive di leggerla oggi? In quanto ogni libro contiene delle indicazioni sul modo in cui è opportuno leggerlo. Gli scritti giungono a noi avendo all’interno, apertamente o discretamente, la loro propria modalità di impiego: un poema dice di essere un poema, un articolo di giornale dice di essere tale. La Lettera agli Ebrei ci offre un’indicazione di importanza vitale su cosa significhi leggere la Bibbia oggi. A due riprese essa cita infatti la parola di un salmo, attribuendolo allo Spirito santo: “Oggi, se udite la sua voce…” (Eb 3,7), quella di Dio; per trarne la lezione seguente: “Esortatevi a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi” (Eb 3,13), finché ci sarà quello che viene chiamato “oggi”. Questo incoraggiamento prende la forma di appelli umani, che noi ci lanciamo, a non distaccarci dal Dio vivente, e dunque ad ascoltare la sua voce nella Bibbia; e l’epistola fonda questa possibilità sul fatto che noi siamo partecipi di Cristo, ossia della sua vita più forte della morte. Leggere quelle pagine scritte e trasmesse da uomini d’altri tempi, che formano la Bibbia, diviene dunque un ascoltare la voce di Dio in esse, il che richiede un’attenzione, una vigilanza, una disponibilità particolari, il contrario dell’orgoglio arido in cui io pretendo di sapere meglio degli altri ciò che dicono e ciò che vogliono dire, e meglio di Dio come egli possa agire, e come possa rivelarsi. Questo non può aver luogo che oggi. L’oggi di cui parla il salmo diventa l’oggi dell’epistola, e diventa il nostro oggi quando leggiamo per ascoltare. Le pagine antiche non inaridiscono come foglie morte quando noi, viventi, andiamo incontro, in esse, alla Sorgente della vita.

Ma non ci sarà sempre un oggi: verrà un giorno, per ciascuno di noi e poi per l’umanità intera, che non sarà più un oggi, perché la morte lo interromperà. L’oggi in cui siamo chiamati a leggere la Bibbia è dunque il tempo in cui c’è ancora tempo, il tempo in cui non è ancora, irreparabilmente, troppo tardi, il tempo dell’urgenza, se vogliamo che la nostra vita abbia un senso e sia una vita veramente umana, ossia capace di ricevere, ascoltare, ridire, trasmettere una parola più forte di essa stessa, in cui si può attingere forza. È un oggi che non è scritto sui calendari: può essere ogni giorno, se ascoltiamo la voce di Dio nella Bibbia, oppure può non essere nessun giorno, se ci induriamo nella sordità di chi non vuole ascoltare. Il nostro oggi non è, né più né meno, che quello degli uomini del passato o del futuro, così come la nostra nascita allo Spirito non è né più né meno reale di quella degli uomini del passato o del futuro. Nascere e rinascere sono senza gradazione. Quando dunque è oggi? Quando è tempo di cambiare la propria vita ascoltando, quando fa ancora giorno per comprendere e discernere. Perché cessiamo di ascoltare quando fa notte in noi e attorno a noi; e quando il nostro orecchio diventa sordo, la notte si infittisce e si diffonde in noi e attorno a noi. Ma quest’oggi della lettura della Bibbia, se è per noi il tempo dell’urgenza (perché è adesso, o forse mai!), è anche il tempo della pazienza, pazienza di Dio verso gli uomini, pazienza dell’apprendistato della lettura e dell’ascolto.

J.-L. Chretien, Sotto lo sguardo della Bibbia