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Titolo, copertina, quarta sono ben visibili, attirano lo sguardo, ma il contenuto rimane un mistero finché non prendete tra le mani il libro, lo annusate e cominciate a sfogliarlo.

In questa rubrica troverete ogni mese il nostro suggerimento, una pagina scelta per voi, per farvi scoprire tante piccole perle racchiuse nei nostri libri.

Dal Salone del libro … letture con l’autore

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Quando mio nonno arrivò all’inverno della sua vita e io a questa estate declinante, in questo autunno della mia, in un settembre ancora soleggiato dove bisogna affrettarsi a raccogliere i frutti prima che cadano e vadano persi, ho avuto l’idea – ho finalmente avuto l’idea – di chiedergli quale fosse la natura di quel blocco di ghisa che aveva pesato su di noi, quale fosse la natura della sua fede, quale la natura di ciò in cui credeva …

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Cantico: desiderio di reciprocità

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“Che egli mi baci con il bacio della sua bocca!” (Ct 1,1). Il canto dei canti si apre su un bacio. Il Cantico si apre su un desiderio, un’aspirazione, una preghiera – la più bella che si possa fare –, il desiderio del cuore che si incarna nella richiesta delle labbra, luogo della parola e luogo dell’amore tenero e reciproco. Colui o colei che parla (“mi baci”, prima persona) si esprime senza rivolgersi direttamente all’altro, qui menzionato alla terza persona (“egli … della sua bocca!”). Alcune versioni hanno forzato la traduzione scrivendo: “Baciami …”, ma è ciò che lui /lei per l’appunto non dice. Lui /lei desidera la perfetta reciprocità, ma non la esige, non comanda nulla in forma imperativa, non dà ordini. Mi darà questo bacio quando vorrà, se vorrà, non appena vorrà; a lui /lei di scegliere, ma voglio che si sappia che io non desidero nulla di meno. Preghiera che implica la piena libertà di chi prega, e nel contempo lascia a colui che viene pregato piena libertà.

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Il suo volto e il tuo

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Non amiamo da lontano ma da vicinissimo, nella condivisione di una presenza comune. Si tocca, si sente. Amiamo la bellezza della presenza, e questa si manifesta nel corpo reale di chi amiamo. Esiste sì una vaga nozione di bellezza interiore, ma conduce solo a misere aporie: se è davvero interiore questa bellezza, non la si vede, e non serve a nulla; e se la si vede, allora è in parte esteriore e ci chiediamo perché qualificarla come interiore. La mia bellezza sei tu che me la fai vedere, e io ti faccio vedere la tua, i nostri volti l’uno verso l’altro ci rivelano a noi stessi. Senza incontrarti, come potrei incontrare me stesso? Come potrei perfino vedermi? Come potrei mai sapere che sono qui?

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Se dovessi ...

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Se dovessi... vorrei prendere le cose non troppo sul serio. Mi spiego: che un vescovo non prenda sul serio i suoi doveri pastorali è cosa inconcepibile. Ma può accadere a un vescovo, a un parroco, a un prete o non prete investito comunque di responsabilità, di prendere le cose troppo sul serio.

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Lettori, uditori, interpreti, discepoli

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La lettura pubblica di un testo nominatamente tratto da un libro santo, e annunciata come tale, nel corso di un’assemblea liturgica, è una scena rituale. La proclamazione a viva voce si fa significativa tanto per il suo protocollo, quanto per il suo contenuto o il suo discorso, a fortiori per ciò che si potrebbe ritenere la semplice comunicazione di un’informazione.

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