La grazia, che è lo Spirito santo

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Fratelli e sorelle, leggiamo nel Prologo della Regola di Benedetto: “Per ciò che la nostra natura è incapace di compiere, preghiamo il Signore perché faccia sì che la sua grazia venga in nostro aiuto” (RB, Prologo 41). Sono parole della Regola estremamente importanti nella vita del monaco come nella vita di ogni cristiano. Noi siamo chiaramente consapevoli che molte cose che ci sono poste davanti non sappiamo compierle; e quante volte nella nostra vita, di fronte a una parola del Signore, a un comando del vangelo, a un’esigenza della nostra vita monastica noi quasi ci scoraggiamo, perché non sappiamo compiere né portare a termine ciò che è secondo la volontà di Dio. Chi è più avanti negli anni, chi più ha dato tempo al suo cuore per essere consapevole dei giorni trascorsi, si rende conto di questo grande limite, di questa debolezza, di questa incapacità per cui molte cose sembrano superarci.

Quando poi vediamo, sempre nel perseverare dei giorni, che altri non arrivano a compiere né a portare a termine l’opera intrapresa, noi ci scoraggiamo. Le domande che ci abitano sono: “Ma non è troppo difficile la nostra vita? Non è troppo arduo ciò che il Signore ci chiede? Non è al di là delle nostre forze?”. E questo – lo sappiamo bene – può spingerci allo scoraggiamento, può portarci addirittura alla depressione spirituale. Perché la depressione non è solo quella psichica di cui tutti ci interessiamo e di cui oggi, grazie alla medicina e alle scienze umane, siamo ben consapevoli; c’è anche una malattia, la depressione spirituale, che è parallela e porta la stessa dinamica di quella psichica. Molti cristiani, e così i monaci, si sono chiesti se il vangelo non fosse troppo arduo: “Non è forse impossibile? Non è forse qualcosa che ha potuto realizzare Gesù e non noi?”.

Ecco, la Regola di Benedetto ci ricorda quello che per il vangelo è il primato della grazia: la grazia può compiere in noi ciò che noi non possiamo compiere. La grazia che è lo Spirito santo, con le sue energie, può fare ciò che noi non possiamo: ciò che noi non possiamo operare in noi stessi e nella nostra vita, ciò che richiede una lunga perseveranza. Non dimentichiamo che nell’ora della professione ci viene detto, dopo che abbiamo fatto le promesse: “Lo Spirito del Signore porti a termine quello che oggi in te ha iniziato”. Ecco il lavoro della grazia! E la grazia rende possibile tutto ciò che sembra superare le nostre forze, anzi le supera davvero, per questo la grazia va invocata. Non dimentichiamo che la preghiera per eccellenza nel Nuovo Testamento è la domanda dello Spirito santo, che è la domanda della grazia: Dio non nega mai lo Spirito, la grazia, a quelli che glielo chiedono (cf. Lc 11,13).

Ecco perché la Regola di Benedetto ci ricorda che al di là della nostra fatica può molto di più la grazia di Dio, la sua energia: lo Spirito santo può in noi molto di più di quanto possiamo noi stessi

E. Bianchi, Al termine del giorno