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20 settembre 2009
La nostra preghiera resterà sempre una lotta
per giungere ad amare di più e megli chi vive accanto a noi,
giorno dopo giorno.
Per questo non dovremo mai stancarci di chiedere al Signore:
"Insegnaci apregare"
Enzo Bianchi
Perchè pregare, come pregare
© 2009 San Paolo
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5 aprile 2009
«L'umanità è una, di essa fanno parte religione e irreligione. Per credenti e non credenti è comunque possibile la via della spiritualità. È possibile la vita interiore profonda, la creazione di bellezza tra gli uomini».
Quelli in cui viviamo sono «giorni cattivi» per coloro che credono nel dialogo tra credenti cristiani e non cristiani e tra cattolici e laici. Troppo spesso alcuni cattolici sembrano voler costituire gruppi di pressione in cui la proposta della fede non avviene nella mitezza e nel rispetto dell'altro. Dove prevale l'intransigenza e l'arrogante contrapposizione a una società giudicata malsana e priva di valori. Ma è solo riconoscendo la pluralità dei valori presenti anche nella società non cristiana che si può stare nella storia e tra gli uomini secondo lo statuto evangelico. Ed è solo ricordando che il futuro della fede non dipende mai da leggi dello stato che il cristianesimo può ancora conoscere una crescita spirituale e numerica. Perché i cristiani devono favorire, con le loro parole e le loro azioni, l'emergere di quell'immagine di Dio che ogni essere umano porta con sé. Anche il non cristiano.
Enzo Bianchi
Per un'etica condivisa
© 2009 Einaudi
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14 novembre 2008
«Il pane di ieri è buono domani», dice per intero il proverbio. Con la bussola di queste parole Enzo Bianchi racconta storie e rievoca volti della propria esistenza: il Natale di tanti anni fa e la tavola imbandita per gli amici, il suono delle campane nella veglia dell'alba e il canto del gallo nel silenzio della campagna, i giorni della vendemmia e la cura dell'orto.
Trova il momento della solitudine e quello della veglia, accoglie la vecchiaia come una stagione che arriva alla vita. Ogni racconto è la tappa di un cammino sapienziale che parla dell'amicizia, della diversità, del vivere insieme, dei giorni che passano e della gioia. Della vita di ogni uomo in ogni tempo e terra del mondo.
«Mia madre deponeva sul tavolo ogni mattina una gríssia del "pane di ieri", un fiasco di vino, un orciolo di olio e una saliera, tutto ricoperto da un tovagliolo da lei ricamato con la scritta: "l'olio, il pane, il vino e il sale siano lezione e consolazione"».
ENZO BIANCHI
Il pane di ieri
© 2008 Einaudi
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30 ottobre 2008
Il vangelo festivo
ANNO B
domeniche, solennità del signore, proprio sei santi
«La parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12): questo dovremmo ricordare ogni volta che ci accingiamo ad ascoltare, meditare e pregare la parola di Dio contenuta nelle Sante Scritture, di cui il vangelo è il cuore. Ed è solo da un ascolto obbediente e pieno di amore che può nascere anche l'omelia. Il predicatore è infatti un «servo della Parola» (cfr. Lc 1,2; At 6,4), che con le sue povere parole tenta di essere un'eco schi, etta della Parola agli orecchi della comunità cristiana.
Questo ho cercato umilmente di essere anch'io nel commentare i brani evangelici proposti dal lezionario dell'anno liturgico B. In esso un posto privilegiato spetta al Vangelo secondo Marco, il più antico dei quattro, che si apre con l'affermazione fondamentale: «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). Gesù, «Parola fatta carne» (cfr. Gv 1,14), uomo in tutto come noi, è il Vangelo, è la buona notizia per eccellenza. Le azioni e le parole con cui egli ha raccontato Dio agli uomini lungo le strade della Galilea e della Giudea sono state accolte come buona notizia non senza fatica e incomprensioni! da chi ha vissuto insieme a lui; nella potenza dello Spinto santo sono state poi ricordate, proclamate durante le assemblee liturgiche e, infine, messe per iscritto nei vangeli, a beneficio dei credenti cristiani di ogni tempo e di ogni luogo.
ENZO BIANCHI
Ascoltate il figlio amato!
Il vangelo festivo Anno B
© 2008 San Paolo
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"Dio, dove sei?" è la domanda fondamentale che l'uomo si pone fin dalla
Creazione. In fondo è proprio il Signore che fa sollevare dentro di noi
questo interrogativo, e quando l'uomo si mette seriamente alla Sua
ricerca scopre che in realtà è stato proprio Dio a cercarlo prima di
lui. Il nostro Dio è soprattutto il Dio di coloro che ci hanno
preceduti, il Dio dei nostri padri: non è possibile, quindi, conoscerlo
a fondo senza prendere in considerazione le parole che Egli ha rivolto
loro. La storia di Dio è innanzitutto la storia del suo rapporto con
gli uomini.
Enzo Bianchi propone un'analisi lucida ed esaustiva degli incontri
fra il Signore e alcuni dei più significativi personaggi dell'Antico
Testamento. Sono proprio questi incontri che hanno forgiato la
spiritualità e la cultura ebraica e di conseguenza cristiana nel corso
dei secoli. Bianchi riporta, proponendone un'originale esegesi, letture
e passi dell'Antico e Nuovo Testamento, lasciandoci scoprire, quindi,
quanto l'uomo di oggi somigli ad Abramo quando è chiamato a mettere in
discussione le proprie certezze, possa essere tormentato come Giacobbe,
o, come Mosè, vacilli e si lasci prendere dallo sconforto di fronte a
un compito improbo. . La ricerca di Dio è quindi ricerca e
approfondimento di ciò che è profondamente umano. L'espressione più
significativa di questo concetto si ritrova infine nella figura di
Cristo, ed è per questo che oggi è impossibile pensare Dio senza l'uomo
Gesù.
ENZO BIANCHI
"Dio, dove sei?"
© Rizzoli, 2008
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«Disse loro“ voi chi dite che io sia?.
Rispose Simon pietro:“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”»
(Mt 16,15-16)
ENZO BIANCHI
Immagini del Dio vivente
a cura di GABRIELLA CARAMORE
© Morcelliana, 2008
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Compendio di tutto il Vangelo
È il Padre nostro
che giudica l'autenticità e la legittimità di ogni nostra preghiera personale
e liturgica, è il padre nostro
che può concludere ogni nostro dialogo
con Dio come un sigillo di conformità:
ciò che è conforme al Padre nostro
può salire a Dio, mentre ciò
che non lo è deve restare sulla terra!
ENZO BIANCHI
Il Padre nostro
© 2008 San Paolo
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Febbraio 2008
Commento esegetico spirituale alle lettere di Giovanni
«L'amore vince la morte!»: l'esperienza umana elaborata dalle diverse
culture è giunta ben presto alla consapevolezza del legame fortissimo
tra amore e morte (eros e thanatos)
e la Bibbia ha colto con estrema lucidità l'inimicizia che regna tra
loro, i due nemici per eccellenza: non sono tanto la vita e la morte a
contrapporsi, bensì l'amore e la morte. La morte che tutto divora, che
vince la vita, trova nell'amore l'unico nemico capace di resisterle:
questa la buona notizia della Scrittura.
Forte è la morte, che è capace di privarci
del dono della vita;
forte è l'amore, che è capace di donare di nuovo
la possibilità di una vita migliore.
Forte è la morte, che ha il potere di spogliarci
dell'abito di questo corpo;
forte è l'amore, che ha il potere di strappare
alla morte il suo bottino e di riconsegnarlo a noi.
Forte è la morte, a cui nessun uomo
può opporre resistenza;
forte è l'amore, che può trionfare sulla stessa morte,
smussare il suo aculeo,
porre fine alle sue rivendicazioni,
svergognare la sua vittoria.
Baldovino di Ford
dalla prefazione di ENZO BIANCHI
ENZO BIANCHI
L'amore vince la morte,
© San Paolo 2008
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Ero straniero e mi avete ospitato è una lunga riflessione sul tema dell'ospitalità. Spinto dall'urgenza di affrontare i fenomeni dell'immigrazione e dell'integrazione, di quotidiana e spesso drammatica attualità, Enzo Bianchi cerca nellAntico e nel Nuovo Testamento risposte complesse e non condizionate da facili pregiudizi. È etico, infatti, accogliere qualcuno senza potergli fornire casa, pane, vestiti e, soprattutto, una soggettività e una dignità nel nostro corpo sociale? Partendo dal presupposto che l'accoglienza è altra cosa dal soccorso in caso di emergenza, e ricordando che i cristiani sono stati nella storia "stranieri e pellegrini"; che hanno dovuto subire la diffidenza, l'ostilità e addirittura la persecuzione, Enzo Bianchi, con grande sensibilità e profonda conoscenza dei testi biblici, analizza la condizione dello straniero per riscoprire le origini dell'ospitalità al pellegrino, dell'apertura al viandante, che sono al centro dell'etica cristiana. Lo straniero è, sull'esempio del bellissimo episodio biblico di Abramo alle Querce di Mamre, una figura da accogliere ma anche, come lo è stato il popolo di Israele in Egitto, una figura capace di metterci in discussione, un'occasione per interrogarci su noi stessi, la nostra cultura, la nostra verità, un momento per riflettere sul significato della attuale convivenza civile e quella delle generazioni a venire. Un libro ricco di suggestioni per cristiani e non cristiani, un discorso che affronta un tema di grande interesse, per riflettere sulla nostra capacità di accogliere lo straniero, il diverso in quanto "altro se stesso". Perché fare spazio all'altro significa innanzitutto arricchire la propria identità, aprirle orizzonti nuovi, mettere ali alle nostre radici.
Enzo Bianchi
Ero straniero e mi avete ospitato
© Rizzoli, 2006
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Queste riflessioni sulla Lettera di Paolo ai Filippesi richiamano ogni cristiano all'esigenza di un'adesione personalissima a Cristo Gesù, fino a giungere a "sentire con lui", che tuttavia lo deve costantemente ricondurre alla dimensione comunitaria della propria fede: vivere una profonda relazione con il Signore altro non è che acconsentire a fare quotidianamente questo insieme ai fratelli, membra del corpo di Cristo. Se veramente "vivere è Cristo", allora nessuno sfrenato attivismo, nessuna idolatria della militanza, nessuna burocratizzazione dei ministeri nella comunità cristiana, ma la gioiosa offerta reciproca del dono dell'amore, ricevuto con abbondanza dal Signore affinché tutti ne siano partecipi. Il cristiano deve saper dire: "Io e Cristo viviamo insieme!".
Con una nuova traduzione integrale della Lettera di Paolo ai Filippesi
Enzo Bianchi
Vivere è Cristo
© San Paolo, 2006
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Enzo Bianchi offre ai lettori gli interrogativi che egli stesso si pone, nella forma di inquietudini e di speranze, da uomo di fede e di ricerca. Sapendo bene che quella che egli chiama «migrazione» della fede cristiana può essere avventuroso percorso - e non pericolosa deriva - solo tenendo saldi due princìpi: il primo è che occorre accompagnare il ritmo dell'epoca in cui si vive unendo insieme agilità di movimento e saldezza nella radice; il secondo è che, pur nella imprescindibile singolarità di un percorso religioso e culturale, va assecondata la percezione nuova, sempre più ineludibile, di essere tutti coinvolti nel destino dell'intera umanità. È a partire di qui che Bianchi impegna i cristiani - ma anche chiunque si trovi nell'orizzonte culturale della cristianità - a rimettere a tema con lucidità, con franchezza, con inventiva le due assi portanti della fede cristiana: la prospettiva di umanità di un Dio che si fa carne, e la libertà di amare di un Figlio che muore perché possa accadere la resurrezione. Li impegna a non far mai cadere il punto interrogativo dopo l'espressione «quale Dio».
dalla Prefazione di Gabriella Caramore
Enzo Bianchi
Quale fede?
© edizioni Morcelliana, 2006
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È ancora possibile una chiesa che sia presidio di autentico umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principi condivisi, luogo di confronto tra etiche e atteggiamenti individuali e sociali diversi? E la laicità dello stato sa essere l'ambito in cui tutti, anche gli stranieri, si possono sentire accolti, capiti e rispettati nella loro diversità di cultura e religione? Una grande sfida attende oggi la nostra società complessa: la quotidiana lotta contro il ritorno della barbarie e la scomparsa di principi condivisi e fecondi di senso. Queste riflessioni accolgono gli stimoli che vengono da eventi ordinari, ma vorrebbero aiutare a «pensare in grande», a cogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e ampiezza di visione a prospettive troppo spesso tentate di ripiegarsi su un angusto cortile.
Enzo Bianchi
La differenza cristiana
© edizioni Einaudi, 2006
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In questo volume Enzo Bianchi ha accettato di raccontare e meditare sulla sua esperienza, su quella della vita in comune con i suoi fratelli e sorelle, sulla speranza che ripone nel fenomeno monastico. Ne parla non solo con la parresìa che è uno dei "compiti" più belli e più fruttuosi cui è tenuto il monaco, ma anche con la profonda capacità di sguardo e con l'intensa partecipazione alla vicenda umana che gli sono propri. Il percorso è quello che si muove tra la ricerca di un luogo separato e la comunione con il mondo; tra la sottomissione reciproca e la libertà che viene dall'ascolto della Parola di Dio; tra la solitudine e il riparo che sono necessari a una crescita anche nello spirito e il vivere insieme nella comunità; tra la fatica del lavoro con cui procurarsi da vivere e il ritmo quotidiano dello studio e delle preghiere; tra le tentazioni che inevitabilmente bussano alla soglia di ogni cella come alla soglia di ogni esistenza umana e la profezia, compito che nessuna vita "religiosa" può trascurare o dimenticare.
(dalla Premessa di Gabriella Caramore)
Enzo Bianchi
La vita altrimenti. Pensieri sul monachesimo
© edizioni Morcelliana, 2006
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Come vivere la domenica è un tema centrale della fede cristiana, anche se troppo sovente viene trascurato. Il permanere della testimonianza cristiana in una società come quella che si va configurando nei nostri paesi, infatti, dipende dal vivere la comunità, dal vivere l'assemblea e, quindi, dal vivere cristianamente la domenica. Senza vissuto della realtà comunitaria della chiesa, questa è destinata a diventare un movimento tra i tanti e la fede si riduce a riferimento personale di uomini e donne a Gesù di Nazaret. La salvezza che il cristianesimo vuole annunciare, e che è destinata a tutti, non è solo dentro la storia, ma anche all'interno di una dimensione comunitaria: sulla domenica si gioca il futuro della chiesa e della fede.
Questo libro è nato in risposta a una sollecitazione dell'episcopato belga e la sua prima stesura è uscita in francese con il titolo
Lejour du Seigneur. Tour un renouveau du
Dimanche. Ma il percorso che si snoda in queste pagine aiuta anche chi non appartiene ad alcuna chiesa, perché un rapporto sano e fecondo con il tempo, cui il sabato ebraico e la domenica cristiana invitano con forza, è valore antropologico che va recuperato
e che può offrire risposte di senso alla ricerca degli uomini e delle donne di oggi: non dimentichiamo che nella tradizione biblica come nell'insegnamento di Gesù, "il sabato è fatto per l'uomo".
Enzo Bianchi
Vivere la domenica
© edizioni Rizzoli, 2005
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Nate come meditazioni per gli esercizi spirituali predicati ai vescovi del Piemonte e dell'Abruzzo e Molise, queste riflessioni sulla Prima lettera di Pietro sono in realtà un accorato appello rivolto a tutti i cristiani che, nel terzo millennio, non vivono più la situazione della "cristianita" ma sono presenti come minoranza in società pluraliste per cultura e religione o, come in Occidente, in un mondo secolarizzato o indifferente. Anche oggi i cristiani sono chiamati a vivere la sequela del Signore quali "stranieri e pellegrini", in una Chiesa che deve essere innanzitutto "fraternità" capace di mostrare una differenza di vita che sola è eloquente per la testimonianza nella compagnia degli uomini.
Con una nuova traduzione integrale della Prima lettera di Pietro
Enzo Bianchi
Una vita differente
© San Paolo 2005
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"In tempo reale": sembra questo il nuovo mantra della società contemporanea. Distanze, fusi orari, alternarsi di giorno e notte. varietà di stagioni. di culture, di latitudini: è tutto annullato in nome di questa presunta "realtà" de tempo. Una delle prime e delle più innocenti vittime della cultura del "tempo reale" è il pensare, il frapporre una "distanza" tra un evento e se stessi, tra un dato e la sua interpretazione. Rileggere, ripensare, riesaminare un testo. un evento, un incontro con qualcuno sembra vietato da un codice non scritto ma unanimemente accettato. E invece sono operazioni indispensabili sia a livello individuale, per prendere in mano la propria vita. sia a livello di società. per indirizzare gli eventi verso un maggior bene comune. o quantomeno il minor male possibile.
Dopo l'evento epifanico dell'11 settembre, dopo quell'apocalisse che ci ha "rivelato" come il Male sia costantemente presente nelle nostre vite, Enzo Bianchi, negli interventi sui temi della convivenza civile e politica raccolti in questo volume, pieni di sofferenza prima ancora che atti di denuncia, richiama l'attenzione dei lettori su alcuni aspetti che caratterizzano sempre di più il nostro mondo: la tragica opzione tra guerra e pace. la pericolosa identificazione dell'altro come nemico, il lento emergere di una realtà europea, il fecondo intrecciarsi di religioni e culture diverse, il sottile insinuarsi di una barbarienei comportamenti personali e collettivi.
Enzo Bianchi
Nuove apocalissi
© edizioni Rizzoli, 2003
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“I cristiani, come tutti
gli uomini,
sono chiamati ad accogliere
la diversità, ad assumere
la complessità.
L’altro non è l’inferno,
ma la sola salvezza
che abbiamo e la nostra unica
occasione di comunione.”
Qual è il compito della chiesa nel mondo di oggi dominato da un orizzonte fosco e chiuso? Quale il suo messaggio in un momento storico in cui gli uomini sembrano compiere piccoli passi verso la barbarie? Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose, dichiara urgente, indispensabile che la chiesa nel suo insieme e ogni singolo credente si interroghino sul proprio statuto nel mondo.
Risalendo il cammino della fede fino al cristianesimo evangelico delle origini e cercando nei testi del Nuovo Testamento risposte alle inquietudini del nostro tempo, il cristiano, uomo tra gli uomini e sollecitato dal dubbio fino all’incredulità, deve vivere il rischio di una scelta come atto di libertà, cammino del senso, ricerca continua, rinnovata di giorno in giorno in singoli gesti di responsabilità.
Anche se tormentati dalla paura del nulla e dall’ansia esistenziale, i cristiani, inseriti nella società, non possono rinunciare all’annuncio della salvezza o abdicare alla testimonianza di fede, ma devono partecipare ancora al gemito della creazione, comunicare con le culture degli uomini senza arroganza o superiorità, fedeli all’unica parola di amore che Cristo ha affermato sulla terra contro ogni forma di intolleranza e fondamentalismo. Accettare la libertà delle fedi e delle scelte individuali senza mai ricorrere a una verità strumento di sopraffazione.
Se compito perenne della chiesa è quello di essere fedele eco della parola di Dio nella storia, allora le comunità cristiane sono il soggetto essenziale, i luoghi reali chiamati a essere segno, rinvio ad altro da sé. Questo interrogarsi sulla ricerca della verità e della bellezza nelle cose è l’unica via che riesce veramente a umanizzare l’uomo. E il Cristo, che nel Nuovo Testamento dà nome alla promessa di verità e dà volto alla carità, è la sola risposta che offre direzione, finalità e significato al vivere umano.
Enzo Bianchi
Cristiani nella società
© edizioni Rizzoli, 2003
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«Il Salterio è il mio canto, la mia gioia, la mia pena, la mia fatica. Fin dall'infanzia esso ha quotidianamente accompagnato la mia preghiera, al mattino e alla sera, di notte e di giorno. Più volte l'ho tradotto dall'ebraico confrontandone il testo con le versioni antiche (greche, latine, siriaca...) e con quelle moderne e contemporanee, sicché è un testo sempre rinnovato, sempre animato da nuova vita e sempre capace di rinnovare chi lo prega.» Così Enzo Bianchi descrive il suo rapporto con: il libro dei Salmi e introduce all'originalità e al senso di questa sua nuova traduzione.
L'importanza dei Salmi per il patrimonio spirituale, culturale e artistico dell'umanità occidentale è difficilmente soprawalutabile. Preghiera lungo i secoli di generazioni e generazioni, vengono ancora oggi recitati ogni giorno dagli ebrei e dai cristiani. Furono il libro di preghiera di Gesù come dei farisei, di san Paolo come degli esseni di Qumran, di Lutero e di Leone X, e lo sono ancora oggi di Giovanni Paolo li, del patriarca di Mosca, dell'arcivescovo di Canterbury e dei rabbini e chassidim contemporanei. Nei Salmi c'è tutto: amore, lode, ringraziamento, supplica, richiesta di perdono, ma anche rancore, vendetta, ira, odio purissimo. Rappresentano l'anima di tutta la Bibbia, nelle sue molteplici e talora sconvolgenti tonalità. Si tratta di 150 componimenti poetici, i cui originali ebraici sono stati molte volte tradotti nel corso della loro storia quasi tre volte millenaria. Eppure, per far sentire all'uomo contemporaneo la loro forza archetipale, quasi primitiva, occorre un lavoro continuo, che conosca insieme le radici del passato e la sensibilità di oggi. È quanto ha fatto Enzo Bianchi in questa sua vigorosa traduzione, al contempo nuova e antica, fedele alla lettera del testo ebraico e capace di penetrare nel cuore del lettore odierno. II volume presenta inoltre un'ampia introduzione, nella quale Enzo Bianchi offre al lettore le chiavi necessarie per entrare nell'universo dei Salmi: i molteplici contenuti teologici e spirituali, i personaggi principali, la dimensione letteraria,la storia della composizione e delle interpretazioni l'imperituro significato esistenziale.
Enzo Bianchi
I Salmi
© edizioni Mondadori, 2001
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I «paradossi della croce», campo di conflitto tra morte e vita, tra condanna e salvezza, tra silenzio e grido, sempre hanno nutrito la mente e il cuore dei cristiani che hanno voluto spezzare consuetudini di pensiero, pigrizie del credere, e hanno voluto meditare da capo quel movimento di «distanza e vicinanza» a Dio, ponendo la loro vita all'ombra di quel legno ...
Enzo Bianchi ha esplorato i «paradossi della croce» in un ciclo monografico del programma di RadioTre Uomini e Profeti.
Se noi teniamo insieme le due «linee-guida» che Enzo Bianchi ci offre della vita cristiana, quella di un pensiero che liberamente spazia e di un cuore che liberamente ama, saremo aiutati, credo, nel comprendere i «paradossi» in cui ci conduce: quello del male che insidia la vita, dell'amore che vince la morte, della follia che veicola santità, dello spirito che è fatto di carne, del regno di Dio che ci attende senza negare la nostra fedeltà alla terra. E forse, credenti e non credenti, potremo accostarci a meditare sul mistero racchiuso in mezzo ai legni della croce, «luogo in cui Dio ha mostrato la sua gloria dell'amore, ma a prezzo della sua passione, sofferenza, morte del Figlio amato».
(dalla Prefazione di G. Caramore)
Enzo Bianchi
I paradossi della croce
© edizioni Morcelliana, 2000
tradotto in francese
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Le parole della spiritualità
"Perché c'è una sorta di filo rosso che mi ha accompagnato in questo itinerario
nella spiritualità cristiana ed è la convinzione la nostra vita ha un senso e che a noi
non spetta né inventarlo né determinarlo, ma semplicemente scoprirlo presente e attivo in noi e attorno a noi: riconosciutolo, ci reca in dono la libertà di accoglierlo" E. B.
Un lessico della vita interiore deve iniziare da
una rivisitazione dei nomi, dalle parole
della fede e della preghiera. Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità Monastica Bose, autorevole punto di riferimento
della cristianità di oggi, ha fatto della riflessione a Parola di Dio e del dialogo con il mondo laico il cuore del suo mandato evangelico. Questo libro intende consegnare a credenti e non la speranza e la possibilità di una autentica vita spirituale attraverso un nuovo battesimo di parole, parole che dicano la realtà, aderiscano alla realtà e che sappiano creare e plasmare la realtà.
Alla ricerca insomma di una parola per la vita che tratta dal vissuto quotidiano, possa fornirlo di un senso; una parola proveniente dall'esterno capace di scendere nelle profondità dell' essere; un evento esteriore capace di orientare l'interiorità di chi ascolta. "Dare il nome" alle cose significa compiere il primo passo per la loro conoscenza, la presa
di possesso, l'acquisizione di una consapevolezza che al nome non si ferma. Come nelle autorevoli raccolte dei primi secoli
del cristianesimo, queste pagine sono nate in risposta a sollecitazioni di fratelli, sorelle e ospiti della Comunità di Bose, e hanno
assunto la forma scritta proponendosi di tessere un dialogo con un uditorio più vasto
ma non meno interessato dentro e fuori la compagine ecclesiale.
Le voci (da Vita spirituale a Ascesi, Attenzione, Meditazione, Umiltà, Solitudine... fino a Gioia)
sono ordinate non alfabeticamente né tematicamente, ma secondo un percorso fatto di rimandi e richiami, in cui un termine ne evoca un altro, lo spiega, lo riprende più avanti. Percorso non lineare, ricco di sorprese e di punti di vista differenti, alla ricerca di "un'irraggiungibile globalità di comprensione, come la farfalla che danza attorno al fuoco e finisce per conoscerlo solo gettandovisi dentro".
Enzo Bianchi
Lessico della vita interiore
Le parole della spiritualità
© Rizzoli 1999 - 2004
tradotto in francese, inglese, spagnolo,
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«Sì, davvero la Scrittura cresce con colui che la legge!»
La lettura spirituale della Scrittura, incentrata sul primato della fede e della azione dello Spirito Santo nel cuore dei credenti, può essere il più potente strumento di rinnovamento interiore della Chiesa semper reformanda.
Attraverso il confronto con le letture del testo sacro operate nei secoli dai Padri della Chiesa, dai mistici medievali, dagli autori contemporanei, emerge dalla Bibbia una Parola oggi più viva che mai: il Verbo fatto Carne, espressione dello Spirito che nella Scrittura si offre come guida alla Chiesa di sempre.
Enzo Bianchi
La lettura spirituale della bibbia
© edizioni Piemme, 1998
tradotto in francese
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«La libertà non si mendica la si vive, la si esercita».
È possibile per il cristiano rendere conto, a chi glielo chiede, della speranza che lo abita? E farlo altrimenti che con l'atteggiamento del muro contro muro? Interrogativi quanto mai attuali, che attendono risposte urgenti ma non improvvisate. Nella franchezza del confronto emerge da queste pagine la pacata convinzione che, come nulla di ciò che è umano resta estraneo a un cristiano, così nulla di ciò che è autenticamente cristiano può scomparire dall'orizzonte dell'uomo d'oggi.
Enzo Bianchi
Altrimenti. Credere e narrare il Dio dei cristiani
© Piemme 1998
tradotto in francese
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«Il forestiero è colui che non ha bagagli ingombranti: è libero per camminare».
Quaranta tappe di un cammino nella compagnia degli uomini da parte di chi si sente comunque sempre forestiero, pellegrino, libero per camminare ancora. E in queste quaranta tappe le parole narrano la necessità dell'altro, la ricchezza del dialogo, l'affascinante complementarità del diverso.
Enzo Bianchi
Da forestiero
© edizioni Piemme, 1995
tradotto in francese
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Sollecitato da Marco Guzzi, filosofo e poeta, Enzo Bianchi esprime, come in una «collatio» monastica, i suoi pensieri e le sue sollecitudini sull'uomo, sul cristiano, sulla chiesa. Ne esce un colloquio a cuore aperto sul grande fluire della fede cristiana dai primi secoli ai giorni nostri, nell'appassionata ricerca del senso della presenza cristiana nella compagnia degli uomini. Una rilettura pacata e insieme profetica della fedeltà alla terra e al cielo che ogni cristiano è chiamato a vivere nella sequela di Gesù Signore: senza rimpianti né nostalgie, ma con la franchezza e l'audacia di chi tenta di porre se stesso sotto il primato della Parola di Dio e della sua volontà. Un appello accurato alla conversione delle chiese all'unico Signore, per una rinnovata e credibile testimonianza dell'attesa del Regno che viene e che trasfigura il creato intero.
Enzo Bianchi
Ricominciare
© edizioni Marietti, 1991 - 2008
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Il racconto della chiamata dei discepoli da parte di Gesù e della loro vita comunitaria attorno a lui, qui presentato in maniera scorrevole e lineare, semplice e chiara, è frutto di riflessione attenta, da un lato, alle più recenti ricerche esegetiche e, dall'altro, alla dimensione contemplativa dello stupore infantile.
Enzo Bianchi
Gesù
Il profeta che raccontava Dio agli uomini
© edizioni Marietti, 1990 - 2009
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 Esaurito
In un momento in cui si sente viva la necessità di ancorare la vita spirituale a contenuti sostanziali, queste pagine rappresentano una novità profonda. Esse nascono infatti non solo da un'esperienza personale e comunitaria di robusta matrice biblica, ma riscoprono e ripropongono una realtà troppo trascurata: la comunione dei santi come base e alimento della nostra fede. Con questa peculiarità: quella che potrebbe sembrare una meditazione sui santi della prima e della nuova alleanza è, in realtà, un'intima riflessione su Dio, un parlare di Dio, un « narrare Dio ». Sì, perché il nostro Dio, il Signore al quale aderiamo e che amiamo senza averlo visto e senza poter adesso fissare lo sguardo in lui (1 Pt 1.8), è innanzitutto il Dio di altri: il Dio di Abramo, di Mosè, di Elia, di Giovanni il Battezzatore, di Maria, di Pietro, di Paolo... E il Dio dei nostri padri e delle nostre madri. È il Dio dei miei padri e delle mie madri, il Dio delle mie grandi amicizie. Da loro attraverso la chiesa santa l'ho ricevuto e conosciuto, ho imparato ad amarlo ed è diventato il mio Dio. A ognuno di loro, che me lo ha narrato in forma sempre nuova e sorprendente, ho detto: "II tuo Dio è il mio Dio" (Rt 1.16) »
Enzo Bianchi
Amici del Signore
© edizioni Gribaudi, 1990
tradotto in neerlandese e francese
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Dalla prefazione
Piccolo, Amico mio,
io che ti racconto in questo libretto come Gesù ha voluto, pensato e fatto l'Eucaristia, non sono più piccolo come te, sono ormai un uomo, ma sono stato piccolo come te. Ti dirò di più: di fronte all'Eucaristia anch'io mi sento piccolo e faccio fatica come te a capire tutto.
Un giorno, dei bambini, erano molti (più di cinquecento), mi hanno chiesto di parlare loro dell'Eucaristia, ad Assisi, nella chiesa di S. Francesco. Io ho cercato di raccontare loro come Gesù ha donato l'Eucaristia a tutti noi che lo amiamo, ho cercato di spiegare cosa significa la messa che ancora celebriamo. Quei bambini mi hanno ascoltato con tanta attenzione, anche se ero stato un po' lungo, e allora ho pensato di mettere quelle parole su un libretto e di offrirlo agli altri bambini che fanno la prima comunione, o che vanno a messa per accogliere Gesù nella loro vita. Da allora, sovente, cerco di parlare di Gesù ai bambini, perché mi sembra di capire di più il Vangelo e tutta la Bibbia mentre li racconto ai piccoli.
Io spero che Gesù ti accompagni sempre come un amico nella vita e che tu voglia incontrarlo nell'Eucaristia, che è un banchetto, una festa con il Signore. E tu dopo aver fatto festa con Gesù, porta questa festa tra tutti i tuoi amici!
tuo Enzo
Bose, 3 marzo 1985
Enzo Bianchi
Un rabbi che amava i banchetti
© edizioni Marietti, 1985
tradotto in tedesco
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"Questo libro, che "rilegge" la Parola di Dio, non contiene pie meditazioni né commenti accademici, ma provoca il credente a riflettere sull'unico caso serio: quello dell'amore di Dio, della vicinanza e della lontananza da lui. L'Autore non cede alle mode correnti, non annacqua la fede in un programma di amore infraumano, non condisce la Bibbia con le ideologie dominanti, ma riparla la Parola, si insinua nel suo spirito, respira col suo soffio, dopo averla assiduamente frequentata nel solco della tradizione ebraica e cristiana (...).
Proprio perché l'Autore cerca le ragioni della propria vita nella Scritturache interroga attraverso la conoscenza non sfoggiata (è uno dei pregi del libro!) ma sicura degli strumenti filologici e storici d'approccio-ne deriva un libro in cui il suo problema personale si stempera e si proietta nell'opera di lettura del testo, nello sforzo di far rivivere gli autori sacri, di capirli nei loro problemi, nel loro condizionamento storico. Anche colui che si accosta a questo libro solo con l'intento di alimentare la propria vita spirituale, si accorge che la Scrittura non è fatta parlare dall'Autore direttamente, ricavandone un messaggio senza dimensioni; la Scrittura parla in questo libro con la corposità e lo spessore della vicenda umana, dalla quale sorse il messaggio dell'autore antico"
(Paolo Sacchi su Henoch).
"Alcune pagine di questo, volume sono davvero splendide: vai la pena di segnalare almeno il commento al Cantico dei Cantici, che rappresenta un testo di esemplare energia spirituale. Particolarmente interessanti risultano i richiami alla tradizione ebraica, antica e recente (...). L'Autore tratta il suo materiale con ardore e con sana libertà: grinta e creatività si fondono mirabilmente-e paradossalmente-con il gusto delle cose spirituali e il culto della tradizione. Il respiro dell'opera è senz'altro determinato dall'intensa passione con cui l'Autore testimonia come la carità teologale sia l'unica fonte di ogni efficacia operativa e l'unico fine dell'esistenza umana"
(La Civiltà Cattolica).
"Un appassionato commento spirituale ove esegesi, tradizione rabbinica e cristiana si intrecciano continuamente (...). L'Autore porta a nostra conoscenza quanto imponente fosse il movimento di lettura della Bibbia nella tradizione rabbinica (...). Se un merito, tra gli altri, bisogna riconoscere al vivacissimo intervento dell'Autore sulla scena biblica italiana, è di ricordare che la Bibbia è Parola di Dio da leggere nello Spirito Santo, per se stessa e commentare con tutta la Bibbia"
(C. Bissoli su Orientamenti pedagogici).
Enzo Bianchi
Lontano da Chi?,
© edizioni Gribaudi, 1984
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I salmi sono un appello a Dio elevato da uomini diversi in situazioni storiche precise e differenti; ma sono soprattutto « parola di Dio », risposta di Dio all'uomo e sua rivelazione nella preghiera. In questo stà la loro unicità; per questo essi sono la « preghiera norma e regola di ogni preghiera ».
L'Autore non fa una disquisizione sui salmi; ne approfondisce il significato per la Chiesa d'oggi ma soprattutto spiega che cosa gli hanno insegnato i salmi nella preghiera quotidiana della sua comunità. Proprio per tale aspetto « vissuto » queste pagine sono la più convincente guida ad una penetrazione amorosa e assidua del salterio ed un invito cordiale a riscoprire in esso il pressante e multiforme appello di Dio.
Enzo Bianchi
Introduzione ai salmi
© edizioni Gribaudi, 1982
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Nella nostra esistenza la morte resta l'evento ineluttabile per eccellenza, anche se oggi si vive come se si fosse immortali. Da alcuni decenni noi cristiani esistiamo passivamente, fino a essere complici di questa nuova forma di mondanità dominante, a un occultamento della morte e a una rimozione di questa realtà del nostro vivere quotidiano. È una vergogna e un tradimento della vocazione ricevuta nel battesimo, che è immersione nella morte, e non in una qualsiasi morte, ma nella morte del Signore. La morte viene così rubata all'uomo, come se fosse qualcosa di osceno, e la nostra vita rischia di non avere più un confronto con il momento della propria finitudine, perdendo ogni capacità di un autentico rapporto con gli uomini, le creature, il mondo in cui siamo stati posti. Il significato della vita subisce una deformazione disumana e il significato della morte sfugge sempre di più all'uomo costretto a morire in modo incosciente, nello spazio degli emarginati, secondo modelli forniti dalle ideologie dei consumi e dell'edonismo. Il libro è una forte - e insieme consolante - reazione a questo.
Enzo Bianchi
Vivere la morte
© edizioni Gribaudi, 1980
premio Città di Pescia 1981 per il libro religioso
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« Il volume è molto più che un "tentativo". In questa sfida dell'intransigenza posta ai cristiani della società contemporanea, l'approccio del libro è al Cristo vivente attraverso la Bibbia. Questa conoscenza, non ideologica ma penetrante, comporta anzitutto lo smascheramento del falso dilemma atei-credenti. "Non ci sono atei e popolo di Dio, avverte l'Autore: ma idolatri e credenti tentati di idolatria"... "L'idolatria è anche la tentazione della Chiesa... Il cristiano, anziché elevare un muro di inimicizia tra credenti e atei, deve riconoscersi nella condizione generale di peccato, di idolatria, da cui è chiamato a uscire attraverso la.fede, combattendo una vera e propria battaglia contro gli idoli sempre presenti, gli idoli del mondo che sono anche i suoi" »
A. Portoghese su Rocca
« L'A. è convinto che la crisi attuale dei cristiani non riguarda principalmente né la Chiesa né la morale, ma la cristologia. È una crisi di avanzato depauperamento di Gesù Cristo. II rimedio radicale a tale situazione critica è il ritorno alla genuina cristologia: sapere chi è Gesù per sapere chi è il cristiano. Non è sufficientemente radicale chi, nella cristologia, si ferma al Gesù Maestro. La cristologia radicale deve giungere a professare che Gesù è il Signore: maestri ce ne sono tanti, Signore ce n'è uno solo »
F. Ardusso su Famiglia cristiana
Le esigenze della vita di fede vengono qui chiarite al massimo, spogliate di tutto il superfluo e ricondotte all'unico: Cristo e la sua sequela totale. Si tratta di un libro decisamente nuovo, uno strumento pastorale, catechetico, spirituale utile a tutti, credenti e no, per un'opzione definitiva »
Consacrazione e Servizio
Enzo Bianchi
Il radicalismo cristiano
© edizioni Gribaudi, 1975
tradotto in francese, spagnolo, polacco, neerlandese
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Scritto come semplice proposta, in realtà questo libro si è rivelato come un luminoso itinerario per interpretare rettamente e vivere in pienezza la « lectio divina ». Le sue numerosissime edizioni, le traduzioni in lingua straniera e la presente riedizione in forma riveduta ed ampliata ne danno testimonianza.
« Le pagine di Enzo Bianchi recano in sé il sapore dell'esperienza, il gusto di Dio, la capacità d'introdurre nel mistero della Rivelazione, nell'oscuro splendore della liturgia »
(La Civiltà Cattolica , 19.11.88).
« Si tratta probabilmente della miglior introduzione alla lettura sapienziale e orante della Sacra Scrittura pubblicata in Italia. L'esposizione sistematica delle varie difficoltà che s'incontrano nella lettura della Bibbia, la presentazione delle diverse modalità e attitudini interiori esigite dall'ascolto, nulla tolgono alla freschezza del pensiero che in forma nuova e avvincente presenta un fatto centrale e di sempre nella storia della fede ebraica e cristiana »
(B. Baroffio, Rivista Liturgica, 6.75).
« Alla 'lectio divina', che è' lettura orante, parola pregata, orazione meditata', può ora accedere qualsiasi credente grazie a questo piccolo libro che è in realtà un grande tesoro di sapienza cristiana. Esso insegna in modo chiarissimo come farsi 'lavorare' dalla Parola, ruminandola assiduamente, in tempi e modi determinati, `memorizzandola', imbevendosene. Sono pagine da leggersi e rileggersi »
(ll Regno, 15.9.82).
« La lectura de este librito es un calmante que alegra cuando se torna. Léase este libro! »
(Revista de Espiritualidad, 5.5.75).
Enzo Bianchi
Pregare la Parola
© edizioni Gribaudi, 1974
tradotto in francese , spagnolo , tedesco ,
inglese, portoghese, catalano, polacco, neerlandese, giapponese,
kiswaili, russo , romeno, coreano.
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La preghiera è un dialogo tra due partners: l'uomo e Dio. Un dialogo che è mutato a seconda dei tempi e che si è riempito di formule, linguaggi e contenuti diversi. Soprattutto, la preghiera è sempre stata strettamente legata alla fede, seguendone, perciò i destini tra crisi e risvegli. La presente crisi di fede ha perciò imposto una crisi della preghiera. Che cosa resta dunque oggi della preghiera se non uno stare in disparte come Elia presso il torrente Charit?
Elia è la parabola della preghiera. Egli attendeva il Signore nel silenzio e Dio rispondeva. Forse l'uomo d'oggi per ricominciare a pregare deve solo mettersi in disparte e attendere. Non sa più cosa dire a- Dio, non sa più cosa chiedere, non sa come fare la preghiera. Preso dal ritmo febbricitante della vita, stufo dei linguaggi usati e consumati, quasi sempre oratore e quasi mai ascoltatore, se vuole garantirsi una continuità di fede stia gratuitamente in disparte e attenda. Non più un corvo, ma lo Spirito, mattino e sera, verrà a dargli del cibo, il pane del deserto: la preghiera. L'autore non pensa di aver detto cose nuove, né si vuole collocare nella scia dei maestri spirituali che sanno dare ricette ai cristiani di tutti i giorni. Vuole semplicemente narrare e dichiarare il suo cammino nell'esperíenza della preghiera. Esperienza monastica anche, ma di chi, non separato dagli uomini né geograficamente né cultualmente, vive lavorando e riposando nello sforzo quotidiano compiuto con dei fratelli di ascoltare la voce dell'Evangelo. L'autore infine non è sicuro di aver capito bene che cosa sia la preghiera e quindi mormora ogni giorno: « Signore, insegnami a pregare! »
Enzo Bianchi
Il corvo di Elia
© edizioni Gribaudi, 1972
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