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Il vangelo della trasfigurazione: esegesi biblico-spirituale Stampa E-mail

XV Convegno Ecumenico Internazionale

Bose, 16 settembre 2007
ENZO BIANCHI, priore di Bose

domenica 16 settembre 2007

Il vangelo della trasfigurazione:
esegesi biblico-spirituale

Ascolta la relazione

Introduzione.
Il racconto della trasfigurazione nei sinottici

Il racconto della trasfigurazione di Gesù è situato in ciascuno dei tre vangeli sinottici in una posizione centrale (cf. Mc 9,2-10; Mt 17,1-9; Lc 9,28-36), in un punto in cui si registra un tornante decisivo tra il ministero di Gesù in Galilea e la sua salita a Gerusalemme. Per essere ancora più precisi, tale racconto è collocato in una sequenza assolutamente identica nei sinottici: confessione di Pietro (cf. Mc 8,27-30 e par.), primo annuncio della passione e delle condizioni per seguire Gesù (cf. Mc 8,31-38 e par.), trasfigurazione, secondo annuncio della passione (cf. Mc 9,30-32 e par.).

Nel quarto vangelo l’evento della trasfigurazione è assente, ma tutto il vangelo è rivelazione della gloria di Gesù, dalla manifestazione della gloria avvenuta a Cana (cf. Gv 2,1-12) alla glorificazione sulla croce (cf. Gv 12,23-28; 17,1; ecc.), sicché l’evangelista può attestare fin dal prologo: «E noi abbiamo visto la sua gloria» (Gv 1,14). Non va neppure dimenticato che questo evento è ricordato in modo dettagliato anche dagli scritti apostolici (cosa che avviene, oltre al nostro caso, solo per l’ultima cena), precisamente nella Seconda lettera di Pietro, che invita a discernere nella trasfigurazione un’anticipazione della parusia, della venuta nella gloria del Signore Gesù Cristo (cf. 2Pt 1,16-19).

Nell’intenzione dei sinottici e di Pietro l’evento della trasfigurazione deve essere letto e contemplato come un evento storico, cioè accaduto nella storia, nella vita di Gesù, davanti a testimoni per i quali ha avuto un significato determinante e attraverso i quali è stato raccontato: non si tratta dunque di un mito e neppure di un midrash cristiano! Certamente gli esegeti trovano difficoltà a determinarne il genere letterario: visione apocalittica? teofania divina? intronizzazione messianica? rilettura della trasfigurazione di Mosè (cf. Es 34,29-35)? Il racconto in verità non si lascia restringere entro i confini di un genere letterario, ma resta un’interpretazione di un evento realmente accaduto nella vita di Gesù, compreso ed espresso dai singoli evangelisti in modo diverso. E la loro intenzione è quella di dare una testimonianza su Gesù, che aiuti il lettore nel suo itinerario di fede pasquale: per loro la trasfigurazione è rivelazione, è un alzare il velo su Gesù in modo che il discepolo conosca l’identità più autentica del Signore.

Io vorrei ora semplicemente contemplare questo racconto evangelico, questo roveto ardente in cui Dio rivela il suo volto; vorrei cercare, secondo l’insegnamento di Origene, di contemplare e leggere le vesti di Cristo che sono le parole del vangelo, invocando lo Spirito santo perché faccia risplendere queste vesti, le faccia diventare bianche come la luce (cf. Commento a Matteo XII,38 [su Mt 17,2]).