| Ascensione del Signore |
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Anno B
Mc 16,15-20 24 maggio 2009 Celebriamo oggi la festa dell’Ascensione, nella quale il mistero pasquale di Gesù, il suo esodo da questo mondo al Padre (cf. Gv 13,1), è letto in un’ottica particolare. La nostra attenzione si concentra infatti sul momento in cui egli giunge presso il Padre, entra nel Regno di Dio; egli partecipa così al potere e alla signoria di Dio, quale Messia che siede alla destra di Dio, secondo le parole del salmista: “Il Signore ha detto al mio Signore: siedi alla mia destra” (Sal 110,1). Con la morte e il seppellimento di Gesù è avvenuta una separazione tra lui e i discepoli, e la resurrezione non ripristina la situazione precedente, quella di un’esistenza vissuta insieme, ma origina un altro modo con cui Gesù, Risorto e Vivente, si rende presente alla sua chiesa. Detto altrimenti, la resurrezione significa che l’uomo Gesù è stato reso da Dio Signore e Messia (cf. At 2,36), è stato innalzato fino a partecipare per sempre alla vita di Dio; ebbene, i vangeli hanno espresso tutto ciò mediante l’immagine dell’assunzione al cielo di Gesù, così come al cielo era stato innalzato il profeta Elia (cf. 2Re 2,1-14). È Luca, in particolare, a testimoniare questa verità attraverso il racconto dell’ascensione (cf. Lc 24,50-53; At 1,6-11): la verità di Gesù Cristo che, quale Signore, oggi partecipa della condizione divina; la verità del corpo di Gesù, un corpo umano ormai assunto nella vita stessa di Dio, la vita trinitaria.
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