Amore, memoria, felicità

Amore, memoria, felicità

02 Ottobre 2016

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Italia

Remo Bodei, Università di Los Angeles

Remo Bodei è professore di Filosofia presso la University of California a Los Angeles. È uno dei più stimati filosofi contemporanei, ha insegnato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e nelle Università di Cambridge, Ottawa, New York, Toronto, Girona, Città del Messico, Berlino. Tra i massimi esperti delle filosofie dell’idealismo classico tedesco e dell’età romantica, si è occupato anche di pensiero utopico e di forme della temporalità nel mondo moderno. Ha inoltre indagato il costituirsi delle filosofie e delle esperienze della soggettività tra mondo moderno e contemporaneo, pervenendo a una riflessione critica sulle forme dell’identità individuale e collettiva. Tra i suoi libri: Ordo amoris (Bologna 1991); Geometria delle passioni (Milano 1991); Il noi diviso (Torino 1998);  Destini personali (Milano 2002); Una scintilla di fuoco. Invito alla filosofia (Bologna 2005); Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia (Milano 2008); La vita delle cose (Roma-Bari 2009); Ira. La passione furente (Bologna 2011); Immaginare altre vite. Realtà, progetti, desideri (Milano 2013); Generazioni. Età della vita, età delle cose (Roma-Bari 2014); La vita delle cose (Bari-Roma 2014); La filosofia nel Novecento (e oltre) (Milano 2015); Limite (Bologna 2016).


La nostra esistenza non può essere intesa come mera cifra dell’infelicità. Certo la felicità non la si può ottenere a comando e neppure la si deve inseguire spasmodicamente, se è vero come dice Cechov che essa «è una ricompensa che giunge a chi non l’ha cercata». Forse occorre cominciare a conoscere se stessi, incontrare quell’io straniero che abita dentro di noi senza mai averlo prima incrociato. Offrirgli pane. Offrirgli vino. Sedere con lui – come scrive il Premio Nobel caraibico Derek Walcott in «Love after love»– per amare lo straniero che è in noi e riconoscere che non siamo altro che «nodi di relazione», singoli fili di una lunga catena a partire dalla quale abbiamo costruito e continuiamo a costruire noi stessi. Felicità è dunque «sbucciare» la patina narcisistica del nostro io – «disincrostarlo» – per sedere «al banchetto della vita» e «alzarci non dico sazi, però almeno riconoscenti». Festeggiare significa uscire dal proprio io limitato e, a tratti, superbo, monadico per aprire le proprie porte e le proprie finestre agli altri e riconoscere la natura plurale che ci costituisce. Sembra chiaro che, nel nostro tempo, la tecnica per aspirare ad una felicità, sia pure fragile, sia pure effimera non possa che risiedere in questo riconoscerci come natura plurale. Solo così l’attesa di una felicità di là da venire potrà acquisire una densità, abitare un luogo, divenire concreta nella condivisione della relazione.


É previsto un primo incontro alle 10.30, l’eucaristia alle 12.00, la ripresa con il secondo incontro alle 15.00, seguito dal vespro.

Per iscrizioni:
Tel: (+39) 015 679 185
dal lunedì al sabato eccetto sabato sera
a questi orari
dalle 10.00 alle 12.00;

dalle 14.30 alle 16.30;

dalle 20.00 alle 21.00.

Per informazioni:ospiti@monasterodibose.it