Il suono della luce: meditazione musicale

Il suono della luce: meditazione musicale

05 Giugno 2015

(Salva su calendario)

Magnano, Italia

Nell'ambito del XIII convegno liturgico internazionale

MADDALENA CRIPPA, voce recitante
FABIO MINA, flauto traverso, duduk, khaen, strumenti a fiato

Chiesa romanica di San Secondo

Maddalena Crippa Nata a Besana Brianza (MI) nel 1957, protagonista della scena internazionale, interpreta con originalità e rigore stilistico personaggi-chiave, nel corso di una carriera condotta al fianco di importanti registi, alternando ruoli da popolana a ruoli da aristocratica o spregiudicata sciantosa. Inizia a recitare a diciotto anni al Piccolo Teatro ne Il campiello di Goldoni (1975), diretta da Strehler nel ruolo di Lucietta, partecipando poi a una lunga tournée: Parigi, Berlino, Mosca, Varsavia. Un altro ruolo fondamentale è Lady Macbeth, con la regia di E. Marcucci (1980); è protagonista, diretta da Ronconi, in La commedia della seduzione di A. Schnitzler; contemporaneamente è Leonide e Focino in Il trionfo dell'amore di Marivaux, per la regia di A. Vitez (1985). M. Castri la dirige in Fedra di D'Annunzio, dove interpreta il ruolo della protagonista (1988 e '93). È una sensuale Tamora nella versione del Tito Andronico di Shakespeare di P. Stein, Nora in Casa di bambola di Ibsen, la nobile Cornelia e la governante Rosa nell' Attesa di R. Binosi per la regia di Cristina Pezzoli.

Partecipa al festival di Salisburgo dal 1994 al 1997, recitando in lingua tedesca la parte della lussuria (Buhlschaft) nello Jedermann di Hofmannsthal. Con la regia del marito Peter Stein, è Elena in Zio Vanja di Cechov, che debutta a Mosca (1996) e vince il premio come miglior spettacolo al festival di Edimburgo. La troviamo protagonista nel Pierrot lunaire di Schönberg con la regia di W. Le Moli.

Del 2013 è il primo spettacolo da lei scritto e interpretato, Italia mia Italia: «Dobbiamo tornare a essere fieri di come eravamo: un crocevia di lingue, culture, tradizioni. Come possiamo pensare di chiuderci in noi stessi? Quanti di noi sono partiti altrove in cerca di fortuna? Tutti i giorni qualcuno compie piccoli atti di eroismo, di cui nessuno parla. Questo è il mio canto, la mia carezza per loro»

Fabio Mina Nato a Rimini nel 1984 ha iniziato a studiare flauto da bambino, si è diplomato nel 2004 al Conservatorio di Pesaro e dal 2000 si è dedicato alla composizione. Durante gli anni del conservatorio, parallelamente agli studi accademici, ha iniziato l’esperienza dell’improvvisazione, inizialmente in un contesto jazzistico poi in uno spazio musicale che non avesse confini, anche attraverso lo studio di strumenti a fiato di diverse parti del mondo come bansuri (flauto traverso indiano), dizi e xiao (due tipi di flauti cinesi), duduk (oboe armeno) shakuhachi (flauto giapponese della tradizione Zen), ney (flauto presente in tutto il Medio Oriente), fujara (flauto armonico di grandi dimensioni tipico in Slovacchia) e khaen (organo a bocca tailandese).

Nel tempo ha approfondito la ricerca sulla musica antica e la musica sacra del mondo, concentrandosi sul repertorio Sufi e quello della mistica medioevale Hildegard von Bingen. Ha vissuto a Berlino dove ha avuto modo di partecipare a festival di improvvisazione e musica contemporanea e di frequentare workshops legati all’elettroacustica e l’impiego delle nuove tecnologie in musica. Dal 2007 collabora col trombettista tedesco Markus Stockhausen con cui si è esibito in diversi festival in Italia e in Germania.

Ha collaborato con artisti come Kudsi Erguner, Fabrizio Ottaviucci, Enzo Pietropaoli, Tara Boumann, Luigi Ceccarelli, Cristiano De Andrè e Vinicio Capossela.
Come musicista cerca di approfondire i legami tra musica, suono e le relative radici spirituali.