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seminario preparatorio del XV Convegno liturgico Internazionale

Monastero di Bose, 24-26 febbraio 2017

CLI LAB è un laboratorio interdisciplinare tra architettura e liturgia tenuto presso il monastero di Bose dal 24 al 26 febbraio 2017. L’intento è stato quello di favorire lo scambio diretto di esperienze, progetti in corso, realizzazioni per aprire nuove strade verso la progettazione dei luoghi di spiritualità. I 20 partecipanti selezionati tra studiosi e professionisti di varie discipline si sono confrontati declinando i verbi abitare, costruire, celebrare, trasformare in tutte le loro possibili combinazioni architettoniche e liturgiche.
Questi verbi saranno anche i percorsi tematici del prossimo convegno internazionale di liturgia che si terrà a giugno 2017, di cui il laboratorio sta fornendo una fonte di dibattito e di approfondimento.

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Asterischi

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Il verbo su cui il gruppo si è interrogato - ossia “trasformare” - ha una natura polisemica che lo stesso dibattito nei giorni del laboratorio ha testimoniato con consapevolezza. L’azione trasformativa, infatti, ha le sue premesse nella percezione di una disponibilità al cambiamento di spazi dal valore cultuale e culturale antropologicamente sedimentato, il cui re-inserimento nella vitalità ecclesiale o addirittura generalmente sociale pone domande ampie e molteplici tanto rispetto agli scopi, quanto alle sue modalità operative e agli stessi paradigmi dell’azione trasformativa stessa.

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Visualizzare il limite

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Il pensiero del progettista non si manifesta tanto attraverso concetti, parole, sillogismi, quanto attraverso segni grafici (linee, punti, curve) grazie ai quali le idee possono raggiungere una prima sintesi formale.  

Una integrazione della ricerca metodologica può essere la raccolta di dati che – in una logica partecipativa – acquisiscono un ruolo preponderante nella progettazione architettonica. Questo nuovo paradigma, che si sta pian piano diffondendo nelle nuove generazioni di progettisti, fornisce anche un efficace trait d'union tra architettura e liturgia intesa nel suo senso etimologico di “opera del popolo”.

Dalla prospettiva di un architetto o di un artista, il pensare non può essere disgiunto dal gesto della mano che traccia un segno su una superficie. Questo è emerso durante il laboratorio, questa è la prassi propria di un “mestiere” che, prima ancora del progetto, ha a che fare col medium espressivo che funge da supporto al progetto. Un medium che, nonostante l’informatizzazione, resta nella maggior parte dei casi costituito da un foglio di carta ed una penna.

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Architetture quotidiane

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Lo studio delle architetture delle chiese e dei complessi parrocchiali si avvale, solitamente, di documentazione fotografica e grafica prodotta dai progettisti o dai committenti per presentare immagini “pulite” dell’opera, colta al momento della sua consegna alla comunità, considerata quindi – in una prospettiva di “autorialità” – nel momento migliore, ossia il più vicino al volere dei progettisti e dei committenti stessi.

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