Servi inutili

Atelier iconografico di Bose
Atelier iconografico di Bose

8 giugno 2017

Lc  17,7-10

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 7 Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? 8 Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? 9 Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10 Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»».


Dopo aver istruito i discepoli sulle esigenze del vangelo, cioè sulle cose da lasciare e sugli impegni da assumere, Gesù aggiunge alcune parole sulle condizioni che le rendono possibili e sulle modalità che le devono accompagnare. Tali condizioni sono la fede e l’umiltà. Per avere il coraggio di seguire Gesù occorre la fede, e se Dio ti dà il coraggio di seguirlo non vantartene. Ma il brano di oggi è inserito in un discorso che dà degli insegnamenti anche per la comunità. Oggetto del discorso è infatti la vita comunitaria: lo scandalo, il perdono, la potenza della fede, il servizio.

La comunità non deve essere di ostacolo a chi, anche il più piccolo e il più fragile, è alla ricerca del Regno, di aderire a Gesù e al suo messaggio.

Il perdono inoltre è necessario alla vita comune, ma è espressione di amore esigente. È donato per cambiare, per convertirsi, non per un lasciar correre.

Per mettere in pratica tali esigenze i discepoli hanno capito bene che occorre la fede: sanno di averne poca e la chiedono. Ma non è una questione di quantità. La fede è il rifiuto di contare su di sé per contare unicamente sul Signore. È questo lo spazio interiore necessario che il Signore vuole per donarci la salvezza e il coraggio di seguirlo.

In aggiunta a tale discorso la parabola di oggi appare a prima vista abbastanza irritante. Forse Dio si comporta come certi padroni incontentabili che sempre chiedono e pretendono, e non danno mai un attimo di pace ai loro servitori? Non è questa la prospettiva della parabola. Essa non ha lo scopo di offrire un’immagine di Dio e del suo comportamento. Anzi, il vangelo stesso ci assicura che Dio è tutto l’opposto di quel padrone. I tratti del suo volto si sono infatti rivelati nel comportamento di Gesù, che è venuto a servire e non a farsi servire, e che ha condotto una vita paragonabile a quella del servo che sta in piedi e serve, non a quella del padrone che siede a tavola.

La parabola di oggi non intende descriverci il comportamento di Dio verso l’uomo, bensì indicarci come deve essere il comportamento dell’uomo verso Dio: un comportamento di totale disponibilità, senza calcoli, senza pretese, senza contratti. Non si entra a servizio del vangelo e quindi a servizio verso i fratelli e le sorelle con lo spirito del salariato. Non dobbiamo concepire il nostro rapporto con Dio, ma anche e soprattutto con i fratelli e le sorelle come un contratto.

Gesù vuole che i suoi discepoli affrontino coraggiosamente, e in piena disponibilità, le esigenze del Regno con spirito completamente diverso. Ci chiede, dopo una giornata piena di lavoro, di non dire: “Ho finito”, e di non accampare diritti: di non vantarci e di non fare confronti con gli altri. Ci chiede di pensare che semplicemente abbiamo fatto il nostro dovere. Non si tratta di dire: “Sono un servo inutile”. Il nostro lavoro, il nostro servizio nella comunità è stato utile. Si tratta invece di dire: “Siamo semplicemente dei servi”.

Sorella Beatrice


17 05 25 bottone calendario


 Se desideri ricevere via email “Il Vangelo del giorno” iscriviti alla lista Leggere il Vangelo con noi.


Se lo desideri, puoi effettuare una donazione per aiutarci a mantenere vive quelle pagine del sito che richiedono maggior cura e aggiornamenti regolari. Grazie