Farci prossimi

Atelier iconografico di Bose
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7 giugno 2017

Lc  16,19-31

In quel tempo Gesù disse ai suoi disceoli: 19 C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». 25 Ma Abramo rispose: «Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». 27 E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento». 29 Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». 30 E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». 31 Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».


La pagina odierna pone quella domanda essenziale che Dio stesso non cessa di ripeterci fin dal principio: “Dov’è tuo fratello?” (cf. Gen 4,9). La necessità di ascoltare Mosè e i profeti, ovvero la Scrittura, si accompagna all’istanza di vedere, ascoltare e avere cura del povero, dell’altro, di colui che ci è accanto e di riconoscerlo come fratello, sorella. Il ricco non ha mai visto Lazzaro in vita e dopo la morte, nella visione che Luca presenta nell’aldilà, lo vede come un servo e mai come un fratello.

In questo racconto esemplare l’evangelista presenta due personaggi contrapposti: il ricco e il povero Lazzaro. Nella prima scena c’è uno stridente contrasto: abbiamo un ricco senza nome, la cui personalità è tutta risolta e annullata nel possesso, e un povero che invece ha un nome proprio, Lazzaro, “Dio aiuta”. Nel nome del povero è presente Dio, nel non-nome del ricco c’è un’assenza di Dio che si manifesta nella sua indifferenza verso l’altro. Il ricco che ogni giorno banchetta con dismisura uccidendo la differenza dei tempi, confondendo feriale e festivo, non è solo cieco nei confronti di Lazzaro, ma anche condannato a restare chiuso nel suo mondo definito dal suo stile di vita eccessivo. L’irresponsabilità è anche mancanza di senso del limite e incapacità di rimanere nell’umano, nell’amore, per non finire nell’esclusione, nella violenza e nel disprezzo dell’altro. Il povero mendicante che giace alla porta del ricco non è soggetto di nulla, è privato e frustrato nel suo desiderio, non riesce neppure a sfamarsi delle molliche che cadono dalla tavola da cui è escluso.

Nella seconda parte c’è un completo ribaltamento delle sorti che avviene in concomitanza con la morte di entrambi i protagonisti. Di fronte a uomini che non conoscono la misura e il limite, la morte resta il grande limite che non può essere aggirato. E di fronte a una vita condotta nell’ingiustizia la morte è anche misura di giustizia che dona a Lazzaro la prossimità con il padre Abramo, mentre situa il ricco fra i tormenti. Questa visione surreale descritta da Luca è per noi lettori un invito a metterci nei panni dell’altro per uscire dall’indifferenza e iniziare a far nascere la nostra responsabilità. Quel luogo di tormenti che qui viene messo in scena non è tanto l’aldilà, ma è ciò che noi creiamo qui e ora con i nostri comportamenti, con i nostri rifiuti di comunicazione e relazione, con la nostra irresponsabilità. Gesù ci ricorda che nella vita ci può essere un troppo tardi. Occorre avere coscienza che il momento presente è l’occasione unica, irripetibile e imperdibile per vivere l’evangelo.

Qui il racconto potrebbe finire, invece il testo cambia tono: il ricco chiede ad Abramo di mandare Lazzaro dai suoi fratelli perché si ravvedano. All’insistenza del ricco Abramo risponde in modo paradossale ricordandogli che la fede non si basa su miracoli o su eventi straordinari ma sull’ascolto della parola di Dio contenuta nelle Scritture. E allora l’ammonimento serio che rimane per ciascuno di noi è questo: è possibile avere a disposizione le Scritture, leggerle, avere ricevuto in esse l’annuncio di Gesù Cristo, eppure non ascoltarle mai in verità, cioè non mettere in pratica ciò che esse chiedono, ovvero vedere chi abbiamo accanto a noi e farci a lui prossimi.

Sorella Antonella


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