Il sapore nuovo del Vangelo

Atelier iconografico di Bose
Atelier iconografico di Bose

8 luglio 2017

Mt  9,14-17

In quel tempo 14 si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 15 E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. 16 Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. 17 Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».


Alcuni discepoli del Battista chiedono conto a Gesù della pratica del digiuno dei membri della sua comunità. La loro domanda, a ben vedere, riguarda Gesù stesso, la sua identità. 

Gesù era già intervenuto sul tema del digiuno, ricordando l’atteggiamento con cui viverlo: nel nascondimento, senza ostentazioni (cf. Mt 6,16-18). Ora lo pone in relazione al tempo che i discepoli stanno vivendo, segnato dalla sua presenza in mezzo a loro che dà un significato nuovo alle pratiche religiose. E si richiama alla metafora nuziale, attraverso la quale già Israele aveva riletto la sua alleanza con il Signore. 

Questo è il tempo della festa perché lo sposo è con i discepoli: “Ecco, viene lo sposo, andategli incontro” (Mt 25,6). È festa, ci ricordano i vangeli, per un peccatore ritrovato: come è accaduto a Levi, che ricomincia una vita nuova alla sequela del Signore e per lui imbandisce un banchetto (cf. Lc 5,29). Gesù ci invita a entrare nella gioia del Padre che non vuole che neanche uno dei suoi piccoli si perda (Mt 18,14).

Gesù sposo dà compimento all’alleanza nuova e inaugura i tempi messianici. Gli “invitati a nozze” sono i figli della camera nuziale e per tutto il tempo in cui lo sposo è con loro non possono digiunare. “Con loro”: a dire una relazione che si dipana nel quotidiano e si fa storia. È la quotidianità che Gesù ha condiviso con i discepoli, fatta di cammino, dialoghi, incontri, vita insieme. 

In tal modo Gesù invita a superare la legge morta dell’osservanza per entrare nello spazio vivificante della relazione umana; il suo è l’atteggiamento di un uomo libero e innovativo. Ci sarà un tempo altro in cui vivere il digiuno, “quando lo sposo sarà tolto”, espressione che allude al mistero della passione del Signore. 

Nelle due immagini successive il “nuovo” si oppone al “vecchio”. Ancora una volta gli esempi sono tratti dalla vita quotidiana: una veste, il vino. Gesù fa notare come un rattoppo di stoffa nuova non è adatta per un tessuto vecchio perché, essendo più resistente, può allargare lo strappo; nella seconda immagine egli afferma che otri vecchi non vanno bene per contenere il vino nuovo, perché il suo fermento li potrebbe far scoppiare. 

La novità si concentra nelle parole e nei gesti di Gesù: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo e autorevole” (Mc 1,27). Occorre essere ben desti per riconoscere anche nell’opacità del quotidiano l’inatteso che Dio sta preparando: “Ecco io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,19). 

Come gli interlocutori di Gesù, siamo anche noi invitati a cogliere il senso del tempo che stiamo vivendo, l’oggi della presenza del Signore, lasciandoci rinnovare e trasformare dal suo amore preveniente, dall’offerta di vita che costantemente ci rivolge e ad agire di conseguenza.

Ecco la nostra vocazione: “rivestire Cristo” (Rm 13,14), vivere in una novità di vita che testimoni il sapore del vangelo, sempre da accogliere e inverare nelle nostre esistenze.

 

fratello Salvatore


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