"Chiamati a sé...li inviò"

Atelier iconografico di Bose
Atelier iconografico di Bose

12 luglio 2017

Mt  10,1-7

In quel tempo Gesù 1 chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. 2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì. 5 Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.


C’è il pulsare stesso della vita in questo brano evangelico. C’è l’attirare a sé e c’è l’invio in missione degli apostoli da parte di Gesù: contrazione e dilatazione, come il ritmo del respiro, come il battito del cuore. Due movimenti ugualmente essenziali che presiedono alla vita.

Chiamati a sé”: è Gesù che ha scelto i Dodici, per associarli alla sua missione. L’iniziativa è sua, e va sottolineato come il primo movimento, fondativo, generativo, sia quello verso di lui. “Li chiamò a sé ... perché stessero con lui”, precisa in modo ancora più esplicito Marco (3,13-14), come a mettere in chiaro fin da subito che ciò che regge e rende fruttuosa la missione è il riferimento a Gesù, è lo “stare con lui”.

Il vangelo ricorda gli apostoli per nome, e ne risulta un quadro alquanto variegato, per non dire contrastato: da Simone, chiamato Pietro, cioè “roccia”, ma che conoscerà il rinnegamento, a Giuda che tradirà Gesù, passando per Matteo il pubblicano, collaboratore degli occupanti romani, e Simone il cananeo, cioè lo zelota, nemico dei romani... Una compagnia male assortita? O non dobbiamo piuttosto vedere già delineato il profilo di quello che sarà il volto concreto della chiesa − e anche di ogni nostra comunità −, con grandezze e miserie, storie di santità e atroci infedeltà? Davvero, qui sta lo straordinario: Gesù si fida di loro, accorda loro fiducia! E continua a fidarsi di noi...

Li inviò”: è il secondo movimento. Gesù resta il riferimento imprescindibile, tuttavia non trattiene per sé, ma invia, abilita a condividere la sua missione: annunciare che il regno di Dio si è fatto vicinissimo, e rendere credibile tale annuncio attraverso gesti concreti che lo narrino, che ne mostrino la venuta. Gesù però non manda i Dodici allo sbaraglio: li dota di un potere, li rende partecipi della sua exousía, per contrastare il male, in tutte le sue forme, e curare (therapeúein) malattie e infermità, ossia avere cura, “prendersi cura” là dove la vita è minacciata, depotenziata. Parola e gesti, dunque, che liberino, che diano speranza, che aprano spazi di vivibilità.

Gesù ha inviato i Dodici, poi invierà “altri settantadue” (Lc 10,1), oggi invia noi, suoi discepoli. Dotati a nostra volta del suo potere, a condizione che resti lui il nostro riferimento. Perché solo da lui ci viene quell’exousía che fa arretrare il male e dilata spazi di vita.

Ma per una più completa comprensione di questo testo, è doveroso ricordare due elementi che non fanno parte della pericope odierna, ma che la incorniciano e ne diventano dunque chiavi di lettura. Subito prima del brano odierno, leggiamo: “Vedendo le folle, [Gesù] ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore” (Mt 9,36). Ecco da dove nasce la missione: dallo sguardo di tenerezza e di compassione da parte di Gesù che “vede” stanchezza e smarrimento. È lo sguardo del pastore, del pastore“buono”. E che cosa chiede Gesù ai suoi inviati (a noi, oggi) se non che abbiano occhi che sappiano “vedere” e un cuore vulnerabile, capace di vibrare di compassione?

E poco dopo il nostro testo, incontriamo la parola di Gesù, lapidaria: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,9). Sì, la missione è fare dono di ciò che si è ricevuto in dono.

fratel Valerio


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