Avere occhi che vedono

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2 settembre 2017

Mt  20,29-34

In quel tempo 29 Mentre Gesù e i suoi discepoli uscivano da Gerico, una grande folla lo seguì. 30 Ed ecco, due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava Gesù, gridarono dicendo: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 31 La folla li rimproverava perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 32 Gesù si fermò, li chiamò e disse: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 33 Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». 34 Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all'istante ricuperarono la vista e lo seguirono.


“Che cosa volete che io faccia per voi?”. Gesù sta salendo a Gerusalemme e ha appena annunciato cosa lo attende a Gerusalemme: “Sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà” (Mt 20,17-19). Era la terza volta che Gesù faceva questo annuncio ai dodici e la reazione di due di loro – Giacomo e Giovanni direttamente, non la madre, nella versione del Vangelo di Marco – è sconvolgente: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che chiederemo!” (Mc 10,35). Sommi sacerdoti e scribi stanno per fare di Gesù quello che vogliono, come già hanno fatto di Giovanni il Battista, e i due discepoli chiedono che sia Gesù a fare quello che loro vogliono! Gesù allora chiede loro di manifestare fino a che punto si spinge la loro incomprensione delle sue parole: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. Ed essi chiedono il potere, stare alla sinistra e alla destra di Gesù nella gloria del Regno (cf. Mt 20,21). Questa domanda, così estranea a tutto l’insegnamento di Gesù, svela il loro cuore e quello – in nulla dissimile – degli altri dieci che si sdegnano non per l’assurdità della domanda ma per il privilegio richiesto a loro danno (cf. Mt 20,24).

Subito dopo, all’uscita da Gerico non i dodici, non la folla che segue Gesù, bensì due poveri ciechi gridano due volte: “Signore, abbi pietà di noi!”. La folla dei discepoli li considera estranei e li zittisce. Gesù invece si ferma, li chiama e rivolge a loro la stessa domanda rivolta ai due figli di Zebedeo: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. È anche la stessa domanda che Elia aveva posto al discepolo Eliseo: “Che cosa devo fare per te prima che sia rapito lontano da te?” (2Re 2,9). Eliseo aveva chiesto molto, due terzi dello spirito di Elia, i due ciechi chiedono quello che per loro è molto di più: “Signore, che i nostri occhi si aprano!”.

Ecco la domanda che il Signore si aspettava dai discepoli: avere occhi che vedono. Nell’episodio del cieco nato, l’evangelista Giovanni – uno dei due figli di Zebedeo che “non sapeva quello che chiedeva” (cf. Mt 20,22) – narrerà la catechesi di Gesù su quanti credono di vedere e non vedono e su chi, consapevole della propria cecità, ritrova la vista  (cf. Gv 9,1-41). Chissà se quella domanda finale che Giovanni mette in bocca ad alcuni farisei – “Siamo forse ciechi anche noi?” – non è la domanda sorta nel suo cuore al sentire i due ciechi di Gerico.

Il Vangelo ci dice in sole quattro parole che cosa ha suscitato la domanda dei due ciechi: “Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito recuperarono la vista e lo seguirono!”. Due verbi riguardano Gesù: la sua misericordia prende il sopravvento e le sue mani toccano la parte malata del corpo sofferente. E due verbi riguardano i due ciechi che continuano ad agire concordi, come un solo uomo: la vista ritrovata diventa sequela. Subito seguirono Gesù, proprio come i primi chiamati sulle rive del lago di Galilea. Ma qui la sequela non è l’inizio di un’avventura per stare con Gesù, ascoltarne la parole, vederlo che opera il bene, anticipando la pienezza di vita del Regno. No, qui la sequela è ingresso a Gerusalemme, breve euforia di un’accoglienza messianica e poi, subito, straziante epilogo della vita di un giusto crocifisso come un maledetto.

Sì, gli occhi dei due ciechi appena sanati hanno potuto e dovuto fissarsi sul Figlio dell’uomo innalzato da terra. Guardando da lontano al Cristo crocifisso i due ciechi avranno allora ripetuto la loro prima invocazione: “Signore, abbi pietà di noi!”.

fratel Guido


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