Nel mio nome:"L'Accogliente"

Atelier iconografico di Bose
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2 ottobre 2017

Lc  9,46-50

46 In quel tempo nacque una discussione tra gli apostoli, chi di loro fosse più grande. 47 Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino 48 e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». 49 Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». 50 Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».


Grande o piccolo, dentro o fuori, con noi o contro. Lo sguardo con cui i discepoli guardano alla realtà è questo: uno sguardo che pone confini, divisioni nette. Ancora una volta sorprende la distanza abissale tra Gesù, la sua realtà, e ciò che abita il cuore di chi è con lui.

Gesù ha appena annunciato quale sarà il suo futuro, un futuro in cui sarà reso “cosa” nelle mani degli uomini. Ma i discepoli sono lontani, lontani dalla comprensione, lontani da Gesù stesso e dal suo agire. Sorpresi e di fronte all’incomprensione non si pongono tuttavia domande e non le pongono a Gesù: “Essi non comprendevano il senso di questa frase e avevano paura a rivolgergli domande su questo argomento” (Lc 9,45). Preferiscono non chiedere apertamente e lasciare che nasca in loro un dibattito personale, senza un confronto, che li rende proprio come quegli “uomini” (v. 44) di cui parla Gesù nel suo annuncio della passione, coloro che si consegneranno Gesù di mano in mano. Anche i discepoli, con il loro arrovellarsi su “chi è il più grande”, fanno di Gesù un loro possesso.

“Chi è il più grande”, sembra essere questa la più grande preoccupazione degli esseri umani di tutti i tempi: chi possiede il primo posto, e di conseguenza il potere, l’autorità. Ci potremmo scandalizzare che proprio la comunità di Gesù, chi si è detto disposto a seguirlo, sia abitato da queste domande. Ma se guardiamo ciò che ci abita, possiamo negare di ospitare nel nostro cuore la stessa domanda, la stessa ricerca del posto d’onore?

Gesù conosce il cuore degli uomini, vede le grandi contraddizioni che ciascuno di noi porta in sé… e non sembra scandalizzato. Non si arrabbia, non grida, ma con la trasparenza e la chiarezza che lo contraddistingue, fa semplicemente un gesto. A chi pensa alla grandezza, a chi crea divisioni e distanze, Gesù risponde “mettendo vicino un bambino” (cf. v. 48). Gesù prende il più piccolo, qualcuno senza diritti, colui che ha assolutamente bisogno di tutto e se lo mette vicino, annulla ogni distanza, accoglie. Questa è l’attitudine di Gesù, il rovesciamento cantato da Maria nel Magnificat: “Abbatte i potenti dai troni, innalza gli umili” (Lc 1,52).

Agire come agisce Gesù ci rende grandi. Accogliere, mettere vicino a sé il bisognoso, colui che necessita di tutto è ciò che Gesù fa e che lascia a noi come esempio. Gesù si oppone con ogni singolo gesto che egli compie, con ogni parola che dice, alla discriminazione, alla chiusura, alla creazione di confini. Il suo Nome deve essere portatore di questo annuncio: egli, il bambino che ha avuto bisogno di essere accolto fin dalla sua nascita, e che ancora oggi bussa alla porta bisognoso che noi gli facciamo spazio, è però sempre l’“accogliente”.

E invece, di nuovo, sembra quasi che il gesto e le parole di Gesù non ci siano stati. La durezza del nostro cuore, la nostra fatica di comprendere il rovesciamento compiuto da Gesù sono grandi, tanto che i discepoli, come noi oggi, proprio di quel Nome, forza di accoglienza, presenza di amore senza misura, fanno uno strumento di separazione: “Abbiamo visto un tale che scacciava demoni nel tuo Nome e glielo abbiamo impedito, perché non è con noi” (v. 49)!

Cristiani, battezzati. Portare in noi il nome di Cristo non è una semplice denominazione di un gruppo, ci chiede di essere, agire, parlare sempre e solo nel suo Nome, Nome che è accoglienza, Nome che rende vicini i lontani, che ama il piccolo e lo rende grande, a partire dal piccolo che è in noi.

sorella Elisa


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