Celebrare la luce

Mosaici del Duomo di Monreale
Mosaici del Duomo di Monreale

2 novembre 2017

Gv  6,37-40

In quel tempo, Gesù disse: "37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno".


La notte che dalla festa dei Santi scivola lentamente nel giorno della memoria dei defunti è una vera e propria celebrazione della luce. Anche nel cimitero del nostro paese di Magnano la notte è punteggiata da uno straordinario palpitare di lumi, che rinvia al pulsare stesso della vita. Sì, in questi giorni più che mai, i cimiteri mostrano in modo visibile ciò che la fede ci fa vedere con gli occhi del cuore: quello che definiamo il luogo dei morti, in verità è un luogo che narra e celebra la vita.

Pia illusione? No, il cristiano è uno che si lascia guidare dalla parola del vangelo: la sua fede si fonda su una parola affidabile. E oggi ci è consegnata una parola autorevole, degna di fede: “Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato – dice Gesù –, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato” (Gv 6,39). Parola di grande consolazione, che ci dice che Gesù vive il suo rapporto con noi sotto il segno del dono: noi siamo per lui un dono affidatogli dal Padre, dono di cui si assume piena responsabilità, impegnandosi a che nulla e nessuno vada perduto, ma abbia la pienezza della vita.

Più avanti Gesù dirà a Marta: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. … Credi tu questo?” (Gv 11,25-26). C’è la promessa del Signore, ma c’è nel contempo la domanda rivolta a ciascuno di noi: “Credi tu questo?”, cioè: “Ti fidi? Ti affidi?”. È questo che ci è chiesto, anzitutto, nei confronti del Signore. E nei confronti dei nostri morti?

Noi andiamo in questi giorni a visitarli, a deporre un lume e dei fiori sulla loro tomba, a dire una preghiera, a parlare con loro, a esprimere sentimenti che forse non siamo stati capaci di formulare quando essi erano in vita:

  • La gratitudine, perché la vita, la fede, l’amore, e tanto altro ancora, non ce li siamo dati da soli:

altri ce li hanno trasmessi. Quale debito di riconoscenza abbiamo nei loro confronti! Penso a quell’uomo “sempliciotto”, un po’ folle (folle, o non piuttosto sapiente?) che, passando davanti alle tombe del cimitero, dinanzi a ognuna diceva: “Grazie!” e faceva un inchino… Va detto: spesso siamo così insipienti che è il distacco, la perdita, la morte a farci prendere consapevolezza della preziosità di chi ci sta accanto.

  • Il rammarico per le tante occasioni mancate, per il gesto di amore che potevamo fare e non

abbiamo fatto, per il sorriso, la gentilezza, l’attenzione che potevamo avere e che per egoismo, per indifferenza o anche solo per pigrizia non abbiamo avuto. È cosa bella portare fiori alle tombe dei nostri cari che sono morti. Ma se imparassimo a offrire anche qualche fiore e qualche gentilezza in più a coloro che sono ancora in vita accanto a noi?

  • La purificazione della memoria: forse ci sono state esperienze negative nei rapporti con chi ci ha lasciato; possono essere rimaste ombre, grumi di amarezza. Ecco, c’è un’ascesi da operare: avvolgere tutto nel manto della misericordia. “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7).

Sì, usare misericordia, perché avremo bisogno a nostra volta di essere avvolti nel manto della misericordia.

E se pensassimo la vita eterna come una vita in cui, purificati da tutti i nostri egoismi e da tutte le nostre meschinità, e fatti conformi al Figlio, saremo resi capaci di amarci per davvero, molto di più e molto meglio di quanto abbiamo saputo fare quaggiù?

fratel Valerio


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