Ogni pecora è insostituibile

Mosaici del Duomo di Monreale
Mosaici del Duomo di Monreale

9 novembre 2017

Lc  15,1-10

In quel tempo, 1 Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:
4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. 8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Parole di speranza, sguardo senza giudizio, bocca aperta al dialogo con passione e coerenza. Nessun disprezzo.

Questo doveva apparire Gesù a chi si avvicinava a lui per ascoltarlo.

Nessuno escluso, tutti i pubblicani e i peccatori, coloro che sono ritenuti lontani da Dio dalle autorità religiose del tempo, fanno un movimento verso Gesù, che per primo sa fare spazio all’incontro.

Diverso è l’atteggiamento di scribi e farisei.

Osservano senza veramente interagire, si scandalizzano della libertà di Gesù e mormorano. Dicono tra i denti il loro disappunto.

Mormorare è quel brusio di fondo che inquina le nostre relazioni, è dire sibilando quello che non si osa dire apertamente.

È il linguaggio dell’invidioso e del pauroso.

È il nostro linguaggio di quando, presi dalla logica del confronto, non sopportiamo che qualcuno abbia quello che crediamo spetti a noi di diritto.

È il nostro linguaggio di quando temiamo il confronto aperto e cerchiamo alleati, almeno all’apparenza, che confermino la solidità delle nostre posizioni.

È il linguaggio di chi non ha saldezza in sé e per affermarsi deve distruggere tutti quelli che sente come potenziali nemici e allora insinua, divide e in fondo spera che le pecore diverse, che si distinguono dal gregge, si perdano.

Ma diverso è Gesù che abbraccia con coraggio tutta l’umanità nella sua complessità e nella sua miseria.

Sa che ogni pecora è insostituibile, ogni moneta unica.

Gesù sa rischiare la parola scomoda ed eloquente e sa tacere, ultima risorsa a cui attingere quando una parola sensata non è possibile perché non ascoltabile.

Sa che il contrario di mormorare non è parlare, ma accogliere.

Non conosciamo perché la pecora si è persa, qui non viene fatto nessun commento morale, non ci sono attribuzioni di colpe, ma una sola cosa necessaria : la pecora è persa bisogna andare a cercarla.

Lasciare le novantanove nel deserto le espone a pericoli, ma quella persa non può essere abbandonata. Così vale per ciascuno di noi, nessuno è trascurato, abbandonato da Dio, che continua a cercarci pronto a fare festa quando ci trova, non importa quanto lontano e quanto faticoso sia stato raggiungerci.

La donna spazza la casa, compie tutta una serie di azioni volte ad indicare che proprio quella moneta che si è persa, per il fatto stesso di essersi persa è più importante di tutte le altre.

Non c’è in queste due parabole un calcolo di convenienza, ci viene da chiederci: vale la pena fare tanta fatica per così poco? Che cos’è una pecora di fronte a novantanove, una moneta di fronte a nove?

Qui c’è un problema di qualità, non di numero. La logica del numero è la logica dell’identico, dell’indifferenziato, la logica della qualità vede invece l’irripetibile unicità di ciascuno.

Vale la pena esporsi alla derisione e al disprezzo di coloro che sono ritenuti giusti per sedere a tavola di chi attende con gratitudine uno spazio in cui sentirsi accolto per come è e trovare così il coraggio di percorrere una via di amore e di vita.

Per una persona sola vale la pena, Gesù l’ha fatto per tutti noi e questa è la logica della croce di cui ogni tanto intravediamo l’ombra nelle nostre scelte più coraggiose.

sorella Elisabetta


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