Abbiate fede in Dio!

Duomo di Monreale
Duomo di Monreale

4 dicembre 2017

Mt  21,18-22

In quel tempo Gesù 18 mentre rientrava in città, ebbe fame. 19Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. 20Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l'albero di fichi è seccato in un istante?». 21Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest'albero, ma, anche se direte a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», ciò avverrà. 22E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».


L’albero di fichi, dal suo frutto dolce e squisito, compare in tutto l’arco della Bibbia. Dalla Genesi, con le cui foglie intrecciate il primo uomo e la prima donna si cingono i fianchi (cf. Gen 3,7), ai libri storici (cf. Gdc 9,10; 1 Re 5,5). Ma è soprattutto dai profeti che si guarda all’albero dei fichi e ai suoi frutti come simbolo di sapienza e, assieme alla vite, quale simbolo di pace e sicurezza, perché fornisce ombra e prosperità. Esso simboleggia il popolo di Israele che nonostante tutta la cura ricevuta dal Signore non dà il frutto sperato. Per questo i profeti interpretano la desolazione abbattutasi sul paese quale giudizio e castigo divino: “Ha fatto delle mie viti una desolazione e tronconi delle piante di fico; ha tutto scortecciato e abbandonato, i loro rami appaiono bianchi” (Gl 1,7) e ancora “La vite è diventata secca, il fico inaridito … è venuta a mancare la gioia tra i figli dell’uomo” (Gl 1,12).

In questa scia comprendiamo il brano evangelico odierno. Curioso episodio, questo: Gesù annuncia l’inaridimento di un fico unicamente per il fatto che non ha trovato su di lui alcun frutto che potesse appagare la sua fame. Da lontano l’albero appare rigoglioso, da vicino un disastro! È già un insegnamento per noi… Certo, era normale che quell’albero non producesse frutti: molto semplicemente, non era la stagione dei fichi, come annota Marco (cf. Mc 11,13). La sua unica colpa è di essersi trovato sulla strada di Gesù al momento sbagliato. Il termine fico compare quattro volte in questo capitolo; comparirà anche in Mc 13,28 e altre volte in Matteo. In Luca troviamo la parabola del fico sterile (cf. Lc 13,6-9): l’albero di fichi non produce frutti, il padrone ordina al contadino di tagliarlo, il contadino chiede tempo, pazienza, misericordia…

Ma qui siamo di fronte a un’immagine sorprendente, se non scioccante: un capriccio del Maestro? Un suo momento di ira? Era di cattivo umore? Un particolare: qui Gesù si rivolge direttamente all’albero che viene in un certo senso personificato e lo maledice: insomma siamo di fronte a una violenza di Gesù che non ha eguali. L’episodio del fico, fa constatare ai discepoli l’efficacia della parola di Gesù: quando parla, non parla invano.

Il cercare frutti fuori stagione non è un capriccio di Gesù, né la sua maledizione è una vendetta: si tratta soltanto di un’esplicitazione di quello che accade contro la sua volontà, per scelta del popolo. Questo episodio dunque va interpretato come un gesto simbolico compiuto da Gesù, proprio come hanno fatto i profeti per mettere in guardia Israele dalla sua disobbedienza. La risposta di Gesù rimanda in primo luogo i discepoli al fondamento stesso della sua azione: la fede in Dio; è la fede che ha per oggetto Dio, fede rivolta in Dio. La dichiarazione di Gesù sul monte che potrebbe precipitare nel mare vuole suggerire che la fiducia assoluta in Dio è capace di rendere possibile ciò che non lo è. Una concezione del genere si ritrova nell’espressione popolare: “Una fede che trasporta le montagne”. Gesù non ha forse già detto: “Tutto è possibile a colui che crede” (Mc 9,23)? Chiunque abbia una fiducia assoluta nella potenza di Dio, senza lasciarsi vincere dal dubbio, costui deve sapere e credere che quello che domanda gli è già stato accordato.

Abbiate fede in Dio: di Dio ci si può fidare!

Fratel Roberto


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