Giorno dell’attesa

Avori salernitani
Avori salernitani

31 marzo 2018

Mt  27,62-66

62Il giorno dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, 63dicendo: "Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse: "Dopo tre giorni risorgerò". 64Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: "È risorto dai morti". Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!". 65Pilato disse loro: "Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete". 66Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.


“Sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie”. Sembra di cogliere una sottile ironia in questa annotazione propria di Matteo. Già con il profeta Daniele, una volta gettato nella fossa dei leoni, fu posta una pietra sigillata dal re Nabucodonosor (cfr. Dn 6,18). Serrare la tomba con un sigillo ufficiale e presidiarla con delle guardie quasi a voler impedire che possa irrompere la vita proprio là dove c’è stata sofferenza e morte ... Ma la Pasqua è proprio una tale irruzione: nessuno potrà riuscire a fermare l’azione buona di Dio verso il suo servo, nessuno potrà controllare o impedire l’irrompere delle energie del risorto nella vita spenta di ogni uomo!

I capi dei sacerdoti e i farisei si riuniscono presso Pilato ricordandosi che Gesù, mentre era vivo, aveva detto: “Dopo tre giorni risorgerò” (Mt 28,63). Colpisce innanzitutto che i capi religiosi chiamino Pilato “signore”. Evidentemente, avendo rifiutato la signoria del Cristo, ora non hanno altro re che Cesare (cfr. Gv 19,15). Ma perché non ricordano anche che il Signore, prima di tutto, aveva detto che: “Doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso”? (Mt 16,21). Se dunque queste parole si erano compiute, come non poteva compiersi anche la parola della Resurrezione?

Paradossalmente, sigillare il sepolcro in modo così eccezionale farà sì che la manifestazione della realtà della resurrezione sia ancora più forte. Vogliono custodire, bloccare la tomba perché non succeda nulla che disturbi e sconvolga la loro sicurezza. Questo ambiguo bisogno di “sicurezza” che porta a erigere barriere, sigillare, mettere sottochiave, tenere sotto controllo … rivela le grandi chiusure dei cuori, le nostre diffidenze e la nostra paura fondamentale, quella di fronte della morte. Ecco allora che sigilliamo ben bene i nostri cadaveri, nella speranza di non averci più niente a che fare: anche solo l’ipotesi di una loro resurrezione potrebbe spaventarci ancora di più.

Tutto viene dunque compiuto affinché Gesù sia chiuso una volta per sempre nella tomba; i suoi avversari ora sono tranquilli e convinti che sul caso Gesù di Nazareth sia stata definitivamente messa una “pietra sopra”, sia stata scritta la parola “fine”. Ma avverrà proprio l’imprevedibile: la resurrezione del crocifisso! Egli non è quell’impostore che i capi dei giudei credevano; con la sua resurrezione ha definitivamente legittimato la sua azione di Messia, il Figlio di Dio. Il “Signore” - come da millenni i credenti sono soliti chiamare Gesù - non può essere rinchiuso nella morte e in una tomba. Il sepolcro vuoto ha una sola spiegazione, che Gesù è veramente risorto. Nessun trafugamento dunque ha avuto luogo, infatti, il sepolcro era presidiato e la tomba addirittura sigillata. La chiesa primitiva si è sentita in dovere di contrastare questa diceria diffusa ad arte per screditare l’annuncio cristiano della risurrezione (cfr. Mt 28,11-15).

All’ingresso delle nostre vite, spesso segnate dal dolore, dalla sofferenza, dalla morte, forse anche noi abbiamo posto una grossa pietra? Pensiamo che tutto sia finito, definitivamente chiuso e perduto? Questo è il sabato santo, un giorno di silenzio, da vivere nell’attesa, in quella “speranza certa” che tutte le parole del Signore prima o poi si compiranno.

fratel Roberto