Come credere alla gioia?

Avori salernitani
Avori salernitani

4 aprile 2018

Lc  24,36-49

In quel tempo 36mentre i discepoli parlavano delle cose accadute, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».


Il primo giorno della settimana dopo la morte di Gesù, le discepole e i discepoli fanno l’esperienza sconvolgente della forza vivente della sua Parola. Le donne la ricordano nella tomba vuota: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno” (Lc 24,6) e fanno l’esperienza che egli è il Vivente. Ai discepoli che fuggivano da Gerusalemme le parole del Risorto fanno ardere il cuore e permettono loro di riconoscerlo vivente allo spezzare del pane. Allora tutte e tutti si radunano e raccontano l’accaduto. Raccontando, la luce pasquale illumina il loro cuore e percepiscono la presenza vivente del Cristo, le loro menti si aprono alla comprensione delle Scritture, queste Scritture che Gesù aveva spiegato loro tante volte ma che non erano diventate parole di Dio per loro.

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20), aveva detto Gesù, ed ecco che, fedele alla sua parola, “Gesù stette in mezzo a loro” e annuncia loro la pace. Una presenza e una pace che li turbano profondamente: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?”. Si sentono così lontani! Sono stati delusi da quest’uomo e delusi da loro stessi poiché l’hanno tradito, abbandonandolo alla sua sorte.

Come può Gesù essere di nuovo pienamente con loro e recare la pace?

Questa presenza sua e questa pace sembrano piombare su di loro inaspettatamente, proprio quando i loro cuori e le loro menti stavano uscendo, con il racconto e l’ascolto reciproci, dalla chiusura della disperazione per afferrare una speranza: la tomba vuota, il viandante che spiega le Scritture e che spezza il pane... è vivo davvero?

E questa sua vita viene percepita sensibilmente come un perdono, cioè un'accoglienza incondizionata e rinnovata delle loro persone ferite dal peccato. La pace di Gesù abbraccia le loro paure, i loro giudizi e i loro dubbi. “Per la gioia non credevano ed erano pieni di stupore”. Fantasmi delle nostre menti o realtà troppo incredibile per crederci?

Come credere a una tale gioia? Come credere alla gioia di un perdono tanto inimmaginabile dopo il tradimento, quanto anelato nelle viscere? Più ne sentiamo il bisogno impellente e meno siamo in grado di riceverlo se non ci abbassiamo a riconoscere la nostra miseria. Vedere e toccare le piaghe di Gesù è stato per loro anche vedere e toccare le loro. La sua umanità, che neanche la resurrezione tradisce (egli mangia davanti a loro), ci permette di accettare la nostra umanità nelle sue oscurità spaventose, perché la sua vita che ci avvolge nel perdono è più forte della morte, di qualunque morte. Solo l’attraversamento della morte può portarci alla resurrezione: la disperazione può convertirsi in speranza, la vergogna in dignità, le piaghe e ferite in compassione, la morte spirituale (l’intontimento, la mancanza di vigilanza, l’autogiustificazione) in accoglienza dello Spirito che apre alla comprensione delle Scritture. I discepoli, accolti nel perdono del Risorto, attraversano la loro morte morendo anche alle loro immaginazioni su Dio e si aprono al Dio di Gesù, un Gesù che ha saputo ricevere la Parola di Dio per lui nelle Scritture: “Così sta scritto: Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno”. Una parola indirizzata a noi e che ci permette di credere al di là di un’apparizione sensibile del Risorto, perché tutt’ora meditando questa Scrittura facciamo esperienza e crediamo che il Cristo è vivente per darci la vita in Lui.

sorella Sylvie