Ricominciare dal perdono

Avori salernitani
Avori salernitani

7 aprile 2018

Gv 21,15-25

In quel tempo, 15quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». 20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». 24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. 25Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.


Il vangelo secondo Giovanni si conclude due volte (20,30-31 e 21,24-25). L’epilogo narra la terza apparizione del Risorto ai suoi discepoli (Gv 21,14). Questo episodio contiene un insegnamento per gli ultimi tempi. Gli ultimi tempi non sono un’età mitica alla fine della storia, parallela agli inizi, senza contatto con il presente. Gli ultimi tempi, per il Nuovo Testamento, sono i tempi che viviamo (At 2,17; 1Pt 1,20): inaugurati dalla resurrezione di Cristo, fino alla sua venuta gloriosa. Il vangeli sinottici avevano ritenuto queste due parole di Gesù: la prima, che negli ultimi tempi la carità si sarebbe raffreddata (Mt 24,12); la seconda è una domanda: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8). La fede nel Signore Gesù e la carità fraterna sono inestricabilmente legate. Se verrà meno l’una, si spegnerà l’altra. Allo stesso modo, senza l’amore fraterno, senza uno sguardo confidente e disinteressato verso il fratello e la sorella, si estingue anche la fede nel Risorto, l’attesa del Signore che viene.

Alla fine del quarto vangelo, Gesù risorto interroga Pietro. Lo interroga sull’amore. Per tre volte la stessa domanda: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. All’inizio della sua vocazione, Gesù gli aveva cambiato nome: non più “Simone, il figlio di Giovanni”, ma “Cefa, che si traduce ‘Pietro’” (Gv 1,42). Ora lo chiama di nuovo “Simone, figlio di Giovanni”. Ricomincia la sua vocazione. Ricomincia dal perdono per il suo rinnegamento. Come per tre volte Pietro lo aveva rinnegato (cf. Gv 13,37; 18,17.25-27; Lc 22,31-34), ora per tre volte rinnova il suo attaccamento al Signore Gesù: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».

Pietro è addolorato che Gesù per tre volte gli domandi: “Mi vuoi bene?”, ma la risposta è anche il rinnovamento della fiducia del Signore in lui: “Pasci le mie pecore”. Gesù sapeva quello che c’è nell’uomo (Gv 2,25): conosceva lo slancio pieno di generosità di Pietro (cf. Gv 6,68), la sua fede ispirata dallo Spirito santo (cf. Mt 16,17), ma conosceva anche la sua debolezza e fragilità (cf. Gv 13,38; Lc 22,31-32). Eppure è a lui che affida le sue pecore: a lui che aveva rinnegato, affida il ministero di confermare i fratelli nella fede. Prima di questa conoscenza del nostro peccato, della caduta e simultaneamente del perdono del Signore, non c’è vera sequela (Gv 13,36). Gesù indica a Pietro che anche lui, ora, lo avrebbe seguito sul cammino della croce. Lo avrebbe seguito per amore. La sua fede è stata resa salda, il suo amore è passato per il fuoco dell’infedeltà e del perdono. “E detto questo, aggiunse: Seguimi” (Gv 21,19).

Ma accanto a Pietro c’è anche il discepolo amato, quello che nella notte del tradimento aveva conosciuto il cuore di Gesù (Gv 13,25-26).

Se la vocazione di Pietro è quella di seguire, di confermare i fratelli nella sequela del Signore, la vocazione del discepolo amato è quella di rimanere. Di rimanere fino alla fine: di testimoniare l’amore. Affinché non si spenga, nella chiesa, nelle comunità cristiane, nelle nostre vite, il fuoco della carità. Perché solo nell’amore possiamo attendere il Signore. Egli, infatti, viene, viene presto!

fratel Adalberto