Il Signore verrà presto

Veniente di tradizione serba, atelier iconografico del Monastero di Bose
Veniente di tradizione serba, atelier iconografico del Monastero di Bose

Pierre Teilhard de Chardin

Un giorno, ci annuncia il Vangelo, la tensione accumulata lentamente tra l’Umanità e Dio raggiungerà i limiti fissati dalle stesse possibilità del Mondo. Allora sarà la fine. Come un lampo che guizza da un polo all’altro, la Presenza del Cristo, silenziosamente accresciuta nelle cose, di colpo si rivelerà. Spezzando tutte le dighe in cui la trattenevano in apparenza i veli della Materia e la mutua impermeabilità delle anime, essa invaderà la faccia della Terra.

Pierre Teilhard de Chardin

Noi ci immaginiamo a volte che le cose si ripetano, indefinite e monotone, nella storia della Creazione. Certo, la stagione è troppo lunga rispetto alla breve durata delle nostre vite individuali – e la trasformazione è troppo ampia e troppo interiore nei confronti delle nostre vedute superficiali e limitate –, perché possiamo percepire i progressi di ciò che si sta compiendo, instancabilmente, grazie e attraverso ogni Materia e ogni Spirito. Accettiamo allora la Rivelazione, fedele appoggio (qui ancora) ai nostri presentimenti più umani. Sotto l’involucro banale delle cose, da tutti i nostri sforzi epurati e salvati, si genera gradualmente la Terra Nuova.

Un giorno, ci annuncia il Vangelo, la tensione accumulata lentamente tra l’Umanità e Dio raggiungerà i limiti fissati dalle stesse possibilità del Mondo. Allora sarà la fine. Come un lampo che guizza da un polo all’altro, la Presenza del Cristo, silenziosamente accresciuta nelle cose, di colpo si rivelerà. Spezzando tutte le dighe in cui la trattenevano in apparenza i veli della Materia e la mutua impermeabilità delle anime, essa invaderà la faccia della Terra.

Quale il fulmine, quale un incendio, quale un diluvio, l’attrazione del Figlio dell’uomo afferrerà, per riunirli e sottometterli al suo Corpo, tutti gli elementi turbinanti dell’Universo. Tale sarà la consumazione dell’Ambiente Divino. 

Come dice il Vangelo, sarebbe vano fantasticare circa l’ora e le modalità di questo avvenimento formidabile. Ma dobbiamo attenderlo. L’attesa – l’attesa ansiosa, collettiva e operante di una Fine del Mondo, cioè di un Esito per il Mondo – è la funzione cristiana per eccellenza e il carattere forse più tipico della nostra religione.

Nel corso della Storia, l’attesa non ha mai cessato di guidare, come una fiaccola, i progressi della nostra Fede. Gli Israeliti furono dei perpetui «aspettanti» e cosi anche i primi cristiani. Infatti, il Natale che, a quanto pare, avrebbe dovuto far volgere indietro i nostri sguardi e focalizzarli verso il Passato, non ha fatto altro che riportarli maggiormente in avanti, verso l’Avvenire. Apparso un istante tra noi, il Messia si è lasciato vedere e toccare solo per perdersi una volta ancora, più luminoso e ineffabile che mai, nell’abisso insondabile del futuro. É venuto. Ma adesso, noi dobbiamo ancora e nuovamente – non più solamente un piccolo gruppo eletto, ma tutti gli uomini – 

attenderlo più che mai. Il Signore Gesù verrà presto solo se l’attenderemo ardentemente. Sarà un cumulo di desideri a far esplodere la Parusia.( ... )

Certamente, ognuno di noi vede, con maggiore o minore angoscia, avvicinarsi la morte individuale. E certamente preghiamo e agiamo coscienziosamente «perché venga il Regno di Dio». Ma, in verità, quanti siamo a vibrare realmente, nel fondo del cuore, alla folle speranza di una rifusione della nostra Terra? Quali sono coloro che navigano, in mezzo alla nostra notte, protesi a discernere

I primi albori di un Oriente reale? ( ... )

Dobbiamo, a tutti i costi, ravvivare la fiamma. Dobbiamo a qualunque prezzo rinnovare in tutti noi il desiderio e la speranza del grande Avvenimento.

Pierre Teilhard de Chardin, L’ambiente divino, Milano 1968, pp. 183-186.