Nell’attesa dell’Ospite amato


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Clipeo con Cristo sorretto da due angeli, Vi-VII secolo, pittura murale proveniente dal monastero di Deir al-Muharraq, Museo Copto, Il Cairo.
Clipeo con Cristo sorretto da due angeli, Vi-VII secolo, pittura murale proveniente dal monastero di Deir al-Muharraq, Museo Copto, Il Cairo.

Quest'anno meditiamo durante il tempo di avvento attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

Mio Signore Gesù Cristo, tu che vieni nella tua seconda parusìa, nel tuo temibile tribunale trattaci con amore. Poiché per la tua sola volontà, ed il beneplacito di tuo Padre e dello Spirito Santo, sei venuto e ci hai salvati. Cantando, diciamo con dolcezza: «O nostro Signore Gesù Cristo, abbi compassione delle nostre anime»

Quest'anno meditiamo durante il tempo di avvento attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

Mio Signore Gesù Cristo, tu che vieni nella tua seconda parusìa, nel tuo temibile tribunale trattaci con amore. Poiché per la tua sola volontà, ed il beneplacito di tuo Padre e dello Spirito Santo, sei venuto e ci hai salvati. Cantando, diciamo con dolcezza: «O nostro Signore Gesù Cristo, abbi compassione delle nostre anime»
(Psali batos del giovedì)

La tradizione copta ortodossa, come quella latina, inaugura l’Avvento con questo monito: “Vegliate!”. 

Ma che cosa lega Avvento, Natività, veglia, vigilanza e liturgia notturna nella tradizione copta? Nella storia della salvezza, la prima venuta nella carne del nostro Signore Gesù Cristo si è legata misteriosamente alla notte e alla veglia. I Vangeli ci offrono soltanto due dati espliciti in questo senso. Luca ci dice che i pastori che furono invitati dagli angeli a venerare il Salvatore nel bambino avvolto in fasce «vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge» (Lc 2,8). Dal Vangelo di Matteo, invece, si intuisce che la luce della stella che i magi seguivano e che si fermò sull’abitazione dove alloggiava il Bambino con Maria sua Madre fosse divenuta evidente agli occhi dei magi perché si muovevano di notte. Essi, dunque, sembrano aver contemplato e venerato il Signore di notte. La tradizione successiva e la pietà popolare hanno fatto il resto, sugellando questo connubio tra la notte e la Natività. Ed è straordinario che Gesù affermi più volte la necessità di vegliare perché la sua seconda venuta nella gloria giungerà anch’essa nel cuore della notte. Una notte reale, che di certo non esclude un generalizzato e allegorico sonno dello spirito. Ma di notte vera si tratta, tanto che la tradizione cristiana antica, compresa quella copta, concorda sul fatto che il Signore verrà letteralmente di notte. La tradizione copta, addirittura, afferma che la parusìa non solo avverrà di notte, ma proprio in una notte del mese di Kiyahk, il quarto mese del calendario copto alla fine del quale si festeggia la Natività. Ed è per questo che nelle chiese e nei monasteri d’Egitto i fedeli e i monaci vegliano per tutto il mese di Kiyahk, il mese dell’“Avvento” copto, in attesa dello Sposo escatologico (cf. Mt 25,1-13). È tanto stretto il legame tra la vigilanza/veglia e l’arrivo dello Sposo che, nella lingua copta bohairica, ha influenzato persino il lessico. Uno dei termini greco-copti più comuni per rendere “vigilare”, nel Nuovo Testamento, è, infatti, arinumphin che alla lettera significherebbe “attendere lo sposo”. Non sappiamo perché il traduttore copto confonda il greco népho (vigilare) con numphíos (sposo). Di fatto, la lingua copta ritiene ormai che, dopo l’Ascensione del Signore, la veglia, per i cristiani, è sempre espressione dell’attesa del suo ritorno. È nel buio della notte che va atteso il Sole di giustizia. Così come la prima venuta, dunque, è avvenuta nel cuore di una profonda notte invernale, così anche la seconda arriverà all’improvviso, in una fredda notte di Kiyahk.

Nell’Egitto che ha dato la nascita al monachesimo, la veglia è anche sinonimo di vigilanza. La népsis, tanto cara ai Padri del deserto, rappresenta, forse, il vigilare più difficile, ovvero la custodia del cuore. Essa rappresenta uno dei compiti principali del monaco che deve evitare le eccessive distrazioni della mente/cuore che, per la nostra natura decaduta, corre a destra e a manca, riportandoli su ciò che è essenziale. È l’estenuante lotta ascetica contro i pensieri maligni che ci spingono a peccare e a vivere dormendo spiritualmente. Dice San Basilio: «I moti [maligni] della mente si realizzano in qualsiasi tempo, si portano a compimento senza fatica, si producono senza alcuno sforzo, hanno ogni momento come opportuno […] Dunque sta’ in guardia, affinché non nasca una parola nascosta nel tuo cuore, un’iniquità (Dt 15, 9)» (San Basilio, Omelia su Dt 15, 9, 1). 

Per abba Agatone, la vigilanza sul proprio cuore è talmente essenziale alla vita cristiana che spesso diceva: «Senza vigilanza, l’uomo non progredisce neppure in una sola virtù» (Abba Agatone, Sistematica, XI, 10). Nella collezione copto-araba dei detti del deserto, un padre del deserto anonimo consiglia la seguente prassi quotidiana: «Quando ogni giorno ti svegli all’alba, parla alla tua anima e dille: “Anima mia, svegliati perché tu possa ereditare il Regno dei cieli”. Poi rivolgiti al tuo corpo e digli: “E tu, corpo mio, lavora per nutrirti”» (Bustān al-Ruhbān, n. 293).

Veglia, vigilanza e seconda venuta del Signore, per Pacomio, fanno un tutt’uno:
«Destati e desta il tuo cuore prima che esso ti faccia stare in piedi, riluttante, nel giorno del giudizio per rispondere di tutto ciò che hai compiuto» (Istruzioni, I, 25-26).

Il Signore ci chiede di essere vigilanti e di non essere trovati addormentati alla sua seconda e gloriosa Venuta. Nella preghiera di mezzanotte, i fedeli copti pregano ogni giorno affinché gli occhi dello spirito, che noi fatichiamo a mantenere aperti, restino vigilanti. 

Comprendi, anima mia, quel giorno temibile, sii sobria e accendi la tua lampada con l’olio di esultanza, poiché non sai quando giungerà a te la voce che dice: “Ecco lo Sposo!”. Bada, anima mia, di non addormentarti, per non restare fuori a bussare, come le cinque vergini stolte. Ma veglia in preghiera per poter andare incontro a Cristo Signore con olio denso, affinché egli ti faccia grazia delle vere nozze della sua divinità
(tropario della preghiera di mezzanotte).

La vigilanza, la veglia e l’attesa saranno un dono di Dio. Sarà lo Spirito a spalancare le pupille dei nostri occhi spirituali, a far ardere in noi il desiderio di lui e a farci andare incontro allo Sposo, cantando nelle veglie notturne che «Gesù Cristo è Signore», a gloria di Dio Padre. Nell’attesa di quest’Ospite amato, a noi non resta che invocare la sua compassione sulla nostra debolezza e supplicare che non tardi:

Anima mia, che tu possa destarti dal sonno della negligenza, e pregare convertita il Salvatore, dicendo: «Abbi compassione di me, o Dio, salvami»
(tropari della preghiera del sonno).

un monaco del deserto