Nella Luce, diventiamo tutta luce


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

 Foto di Rahul Pandit da Pexels
Foto di Rahul Pandit da Pexels

Quest'anno meditiamo durante il tempo di avvento attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

Nella Scrittura, la “luce” è molto più di un simbolo. Con essa si descrive il giudizio e la salvezza Dio, e spesso la sua stessa natura. Nell’Antico Testamento, la luce è il più delle volte inaccessibile. Con il Nuovo Testamento, quella luce inaccessibile si fa carne e viene ad abitare in noi e in mezzo a noi. Dire luce, ormai, significa dire cristofania. Dire luce, significa ora dire vivere in Cristo Gesù. 

Quest'anno meditiamo durante il tempo di avvento attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

O vera Luce che illumini ogni uomo che viene nel mondo, sei venuto nel mondo per il tuo amore per gli uomini. Tutto il creato ha esultato per la tua venuta. Ti lodiamo e ti benediciamo con i tuoi angeli dicendo: “Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo”
(Tropario del mattino).

Nella Scrittura, la “luce” è molto più di un simbolo. Con essa si descrive il giudizio e la salvezza Dio, e spesso la sua stessa natura. Nell’Antico Testamento, la luce è il più delle volte inaccessibile. Con il Nuovo Testamento, quella luce inaccessibile si fa carne e viene ad abitare in noi e in mezzo a noi. Dire luce, ormai, significa dire cristofania. Dire luce, significa ora dire vivere in Cristo Gesù. 

Ora ci è dato, non solo di contemplare la luce in Cristo e di nutrirci di questa contemplazione, ma anche di comunicare a essa fino a esserne permeati e a diventare simili ad essa, così da essere generati dalla luce per Dio come “figli della luce” (Gv 12,36). Giovanni Battista è paradigmatico in questo. Il Vangelo di Giovanni lo descrive come “lampada che arde e risplende” (Gv 5,35). L’incipit del Vangelo ci dice chiaramente che non è egli stesso la luce, ma soltanto un “testimone della luce” (Gv 1,7). Eppure egli viene reso partecipe del mistero di Cristo prima del tempo. Giovanni è, sì, testimone che indica la fonte della luce; è, sì, una lampada che permette alla luce di trasparire, ma è anche egli stesso una luce, grazie allo Spirito che lo colmò fin dal seno materno (cf. Lc 1,15), come testimonia il Signore stesso di lui: “Voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce” (Gv 5,35).

Come Giovanni, così noi cristiani non possediamo luce propria, ma ci è stato dato da Dio di risplendere mediante lo Spirito Santo. Ma Cristo, la vera luce del mondo (cf. Gv 8,12), dice esplicitamente che anche noi, in lui, siamo la luce del mondo (cf. Mt 5,14). Chi diventa una sola cosa con il Cristo-Luce, attinge alla sua luce infinita. San Macario il Grande ci offre pagine meravigliose sul nostro essere luce nella Luce. 

L’anima resa degna di aver parte allo Spirito, fonte della sua luce, e illuminata dalla bellezza dell’ineffabile gloria del Signore, che l’ha preparata quale suo trono e sua dimora, diventa tutta luce, tutta volto, tutta occhio (Om. 1,2).

Non basta essere lampade piene d’olio, perché esse sono simili al sale che ha perso sapore: non servono a niente. Per poter davvero fare luce è necessario essere accesi dalla scintilla divina:

I cristiani in parte assomigliano a lampade piene d’olio, cioè di frutti di giustizia. Ma se queste lampade non vengono accese dalla lucerna della divinità, non sono nulla (Om. 43,2).

In quest’Avvento, accendiamo una candela e mettiamola fuori dai nostri balconi perché sia visibile dalla strada. Ogni volta che la guardiamo, chiediamo al Signore in silenzio, nel nostro uomo interiore, di accendere lo stoppino della nostra fiamma, smorta per i nostri peccati. Chiediamogli che lui, “la Luce vera che illumina ogni uomo”, cresca in noi e che noi diminuiamo, abbandonando ogni resistenza (cf. Gv 3,30). E ringraziamo con gioia il Padre che ci ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce (cf. Col. 1,12). Soltanto se saremo capaci di essere grati per tutto ciò che ci è stato donato con l’Incarnazione, quella grande luce vista dall’umanità immersa nelle tenebre (cf. Mt 4,16) si sarà fatta spazio nell’oscurità dei nostri cuori affamati di luce. Soltanto allora, la povertà scelta da Cristo per noi a Betlemme ci avrà resi veramente ricchi (cf. 2Cor 8,9).

un monaco del deserto